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Scuola, presentavano diplomi falsi per poter insegnare: 25 indagati

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Avrebbero utilizzato attestazioni contraffatte come titolo per accedere alle graduatorie per diventare docenti. Individuati la stamperia e il falsario, un 69enne di Mangone (Cosenza). L’operazione ribattezzata “Minerva 2” fa seguito a uno scandalo del 2017

Presentavano diplomi falsi per poter essere inseriti nelle graduatorie di accesso all’insegnamento. La Procura di Cosenza ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 25 persone accusate, a vario titolo, di falsità materiale commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici in concorso, falsità materiale commessa da privato in concorso, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Gli investigatori hanno anche individuato la stamperia dove venivano realizzati i titoli di studio e il falsario, un 69enne di Mangone (Cosenza). L’operazione - ribattezzata “Minerva 2” - fa seguito allo scandalo dei falsi diplomi che già nel novembre del 2017 aveva portato altre 33 persone all’iscrizione sul registro degli indagati.

Come funzionava la falsificazione

Lo schema sarebbe lo stesso: i diplomi venivano apparentemente rilasciati da istituti magistrali statali e paritari della provincia di Cosenza e di Reggio Calabria, nonché da scuole di specializzazione per l'insegnamento di sostegno agli alunni portatori di handicap, dall'Istituto Nazionale Scuole e Corsi Professionali di Cosenza. Gli indagati avrebbero utilizzato le attestazioni contraffatte come titolo per accedere alle graduatorie per diventare docenti in scuole primarie e dell'infanzia, come insegnanti normali o di sostegno.

L’anomalia che ha fatto scattare le indagini

Due dirigenti scolastici, dopo controlli che hanno fatto emergere la falsità dei titoli magistrali presentati agli istituti da cinque aspiranti insegnanti, hanno provveduto a segnalare l'anomalia direttamente ai Carabinieri di Cosenza. Dopo aver effettuato controlli incrociati su tutto il territorio nazionale, l’attività investigativa si è conclusa con l’accusa nei confronti di 25 persone. Gli indagati sono residenti nelle province di Cosenza, Lecce, Pistoia, Milano, Bergamo, Forlì-Cesena.

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