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Csm, quattro consiglieri si autosospendono. Plenum: "Serve autoriforma"

5' di lettura

Sono Gianlugi Morlini (corrente Unicost) e Paolo Criscuoli, Corrado Cartoni e Antonio Lepre (togati di Mi). “Clima da caccia alle streghe”, afferma Criscuoli. Al centro dell’incontro la bufera scoppiata con l’inchiesta di Perugia. Ermini: "Mai più giochi di potere"

"Basta ombre, serve un'autoriforma". È questo il messaggio che arriva unanime dal plenum straordinario del Csm, che si è riunito per affrontare la bufera scoppiata dopo l’inchiesta di Perugia in cui sono coinvolti diversi magistrati, a partire dall’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, indagato per corruzione. Un’indagine che si è poi allargata fino a mettere in luce dinamiche sospette sulle nomine di alcuni magistrati in diverse procure. In particolare su quella del procuratore di Roma, di cui Palamara parlava in un incontro con i deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti (indagato dalla procura della capitale per l'inchiesta Consip) cui avrebbero partecipato anche alcuni consiglieri. Nelle scorse ore i membri del Consiglio superiore di magistratura che si sono autosospesi sono quattro: prima i togati di Magistratura indipendente Corrado Cartoni e Antonio Lepre, poi il presidente della Commissione Direttivi Gianlugi Morlini (corrente Unicost) e il consigliere Paolo Criscuoli (togato di Magistratura Indipendente).

Il documento approvato all'unanimità dal Plenum

Il Consiglio ha approvato all'unanimità un documento proposto da tutti i togati e i laici (esclusi i consiglieri autosospesi). "È una vicenda - si legge - che ci chiama in causa tutti e che impone a tutti un serio, profondo, radicale percorso di revisione critica e autocritica, di riforma e autoriforma dell'autogoverno, dei metodi di selezione delle rappresentanze, dell'etica della funzione". Netto anche il commento del vice presidente David Ermini, che ieri è stato ricevuto al Quirinale. "L'associazionismo giudiziario - ha affermato - è stato un potente fattore di cambiamento e di democratizzazione della magistratura". "Ma consentitemi di dire - ha aggiunto - che nulla di tutto ciò vedo nelle degenerazioni correntizie, nei giochi di potere e nei traffici venali di cui purtroppo evidente traccia è nelle cronache di questi giorni. E dico che nulla di tutto ciò dovrà in futuro macchiare l'operato del Csm".

"Sgomenti e amareggiati"

Nel documento approvato, togati e laici del Csm si dicono "sgomenti e amareggiati" da quanto emerge dall’inchiesta perugina e parlano di fatti che "gettano grave discredito” sull’istituzione", che "deve essere e apparire assolutamente indipendente", sostengono. "Non possiamo accettare - aggiungono - comportamenti, non importa se penalmente irrilevanti, che gettino discredito”. L'auspicio, quindi, è che "gli accertamenti in corso si concludano con la massima celerità e che sia fatta chiarezza”. Nel documento si legge anche che quanto è emerso "è indicativo di comportamenti da cui intendiamo con nettezza prendere le distanze”. I fatti rappresentano, secondo i consiglieri, "il tragico epilogo di un processo di degenerazione della rappresentanza in magistratura: da rappresentanza di valori e interessi generali a rappresentanza di interessi particolari di singoli e gruppi”. Imprescindibile, ora, "recuperare serenità e credibilità", si legge ancora nel documento, in cui si esprime “apprezzamento" per la scelta di Spina di dimettersi e per quella dei 4 autosospesi.

Spina si avvale della facoltà di non rispondere davanti ai pm

All’ordine del giorno del plenum, infatti, c'era anche la presa d'atto delle dimissioni del consigliere Luigi Spina (Unicost), indagato dalla procura di Perugia per rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento personale nell'ambito dell'inchiesta per corruzione a carico di Palamara. Spina si è avvalso della facoltà di non rispondere ai pm di Perugia. "Abbiamo deciso, d'intesa con il dottor Spina, di procrastinare l'interrogatorio al fine di raccogliere tutti gli elementi che consentiranno quanto prima di chiarire la sua posizione processuale”, hanno detto, in una dichiarazione congiunta, i suoi avvocati difensori Nicola Pisani e Donatello Cimadomo. Nella sua veste di consigliere della prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, Spina è sospettato di aver rivelato a Palamara notizie che dovevano rimanere segrete in merito a un procedimento a carico dello stesso Palamara aperto dalla Procura della Repubblica di Perugia.

Interrogato per 5 ore il pm di Roma Fava

Intanto, davanti ai sostituti procuratori di Perugia, è stato interrogato anche il pm di Roma Stefano Rocco Fava. Il magistrato è stato sentito per oltre cinque ore e poi è andato via senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. Fava è accusato di favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio in concorso. I pm di Perugia gli contestano di aver rivelato a Palamara notizie sulle indagini a suo carico e di averlo aiutato a eluderle fornendo atti e documenti. Palamara, da parte sua, ha fatto sapere che depositerà nei prossimi giorni una memoria difensiva per attestare che non c'è "nulla di penalmente rilevante" nelle accuse che gli vengono rivolte.

Aria di crisi nell’Associazione nazionale magistrati

Dopo il Plenum del Csm, martedì si riunirà anche il parlamentino dell’Associazione nazionale magistrati, convocato con urgenza all'esplodere della vicenda che ha investito le toghe. Dopo il vice presidente Luca Poniz (Area), anche la seconda carica dell'Anm, il segretario generale Giuliano Caputo (Unicost), ha preso le distanze dalle valutazioni espresse in un'intervista dal presidente Pasquale Grasso (Magistratura Indipendente). Dall'inchiesta di Perugia è emerso un incontro tra Palamara e i deputati del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri, a cui avrebbero partecipato anche consiglieri del Csm, in cui si parlava della nomina del nuovo procuratore di Roma. Grasso, pur invocando "trasparenza" e un "esame di coscienza" aveva definito "fisiologici" i rapporti dei consiglieri del Csm con esponenti della politica. "Sono relazioni patologiche, che arrecano un danno gravissimo", replica oggi Caputo in un'intervista a Repubblica.

Data ultima modifica 04 giugno 2019 ore 21:50

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