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Cesare Battisti, ergastolo confermato dai giudici di Milano

Battisti e le scuse, ormai è troppo tardi (marzo 2019)

2' di lettura

Ergastolo confermato dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano per l'ex terrorista dei Pac. Primi permessi premio possibili tra tre anni e mezzo

La Corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato la pena definitiva dell'ergastolo per Cesare Battisti, l'ex terrorista dei Pac, condannato per quattro omicidi commessi alla fine degli anni '70 e arrestato dopo 37 anni di latitanza lo scorso gennaio in Bolivia. I giudici hanno respinto la richiesta della difesa di Battisti di commutare la pena del carcere a vita in 30 anni, che al netto del 'presofferto', ammonterebbe a poco piu' di 20 anni e 7 mesi.

Primi permessi tra circa tre anni e mezzo

La Corte d'Assise d'Appello ha stabilito anche che la pena nel suo caso non è ostativa alla richiesta di benefici. Avendo già scontato come 'presofferto' 6 anni e mezzo circa, l'ex terrorista dei Pac potrà richiedere benefici, come i permessi premio, già tra 3 anni e mezzo circa dopo che avrà scontato complessivamente 10 anni di carcere.

"La magistratura di sorveglianza valuterà"

Nel provvedimento, i giudici hanno scritto anche che "sarà la magistratura di sorveglianza a valutare se e quando Battisti potrà godere dei benefici penitenziari, in virtù di una progressione trattamentale che è diretta all'attuazione del canone costituzionale della funzione rieducativa della pena anche per i condannati all'ergastolo". "Primo tra tutti", sottolinea la Corte, "la liberazione anticipata".

Difesa annuncia ricorso

"Faremo ricorso in Cassazione", ha annunciato l'avvocato Davide Steccanella, difensore di Battisti, commentando la decisione della Corte d'Assise d'Appello di Milano di respingere la sua richiesta di commutare la pena dell'ergastolo a quella di 30 anni di reclusione. 

La Corte d'Assise d'Appello ha spiegato che se l'ex terrorista Pac avesse voluto far valere l'accordo di estradizione italiano-brasiliano "non avrebbe dovuto allontanarsi volontariamente dal Brasile e non avrebbe dovuto opporsi alla conclusione della procedura estradizionale con la sua consegna all'Italia" dal paese sudamericano.

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