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Sea Watch sfida Salvini e arriva davanti a Lampedusa. Il ministro: "Non sbarcano"

5' di lettura

Le condizioni a bordo, stando alle valutazioni di medici ed equipaggio, supererebbero le motivazioni che hanno portato al divieto d'ingresso in acque italiane. Salvini ribadisce linea dura, il Papa: "Mediterraneo sta diventando un cimitero". TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

Dopo l’approdo di 18 migranti, concesso dall’Italia, la nave Sea Watch 3 ha ancora a bordo 47 persone e si è diretta verso l'isola siciliana, fermandosi a poche centinaia di metri dal porto (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI). La ong aveva invocato un porto sicuro e il comandante della nave aveva annunciato l'intenzione di entrare nelle acque territoriali italiane "per ragioni umanitarie".
"Finché io sono ministro dell'Interno, quella nave in un porto italiano non entra", la dura replica di Matteo Salvini, che ha poi ribadito che la nave non potrà sbarcare. Nel governo però infuria la polemica: da un lato il ministro dell’Interno Matteo Salvini ribadisce la linea dura e attacca il premier Giuseppe Conte, dall’altro lato il vicepremier Luigi Di Maio e Palazzo Chigi replicano. Intanto sul tema migranti, interviene anche il Papa: "Non dimenticate questo Mediterraneo che si sta convertendo in cimitero", ha detto Francesco incontrando i rappresentanti della Stampa Estera nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano.

La situazione di Sea Watch 3

L’imbarcazione Sea Watch 3 della ong tedesca era rimasta fino alla tarda mattina di oggi a una quindicina di miglia dalle coste di Lampedusa. La nave ha tenuto per tutta la notte una rotta parallela all'isola, senza però mai passare il limite delle acque territoriali delle 12 miglia e senza dirigere, come chiesto ieri dal Viminale, verso la Tunisia. “Italia e UE hanno concesso solo lo sbarco delle famiglie e di una donna ferita - aveva scritto Sea Watch su Twitter -. Siamo felici per loro ma a bordo rimangono persone, tra cui una donna incinta e un uomo disabile, i cui diritti sono negati. Diciotto persone sono a terra. 47 restano ancora senza un porto sicuro”.

"Revoca del divieto d'ingresso per ragioni umanitarie"

Secondo la portavoce Giorgia Linardi, la decisione del comandante di Sea Watch "di entrare nelle acque territoriali italiane e dirigersi verso Lampedusa", chiedendo la revoca del divieto d'ingresso è stata presa per "ragioni umanitarie": le condizioni a bordo, stando alle valutazioni di medici ed equipaggio, "supererebbero le motivazioni che hanno portato al diniego".

Le tensioni al governo

Una vicenda, quella della Sea Watch, che mette ancora una volta in evidenza i rapporti tesi all’interno delle due forze di governo, a una settimana dalle Europee. Per Matteo Salvini "non c'è presidente del Consiglio o ministro Cinquestelle che tenga, in Italia i trafficanti di esseri umani non arrivano più". Dopo l'annuncio del comandante della Sea Watch 3 di dirigersi verso Lampedusa, il ministro dell'Interno mantiene la linea dura: "Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch3 di entrare nelle nostre acque territoriali. Non cambiamo idea: porti chiusi per chi non rispetta le leggi, mette in pericolo delle vite, minaccia. Una Ong, peraltro straniera, non può decidere chi entra in Italia". E nel pomeriggio, da Milano, ha aggiunto: "Finché io sono ministro dell'Interno, quella nave in un porto italiano non entra". Immediata la replica dell'altro vicepremier Luigi di Maio: "la sua arroganza ricorda quella di Renzi, di uomini soli al comando ne abbiamo già avuti e non ne sentiamo la mancanza". Poi il rilancio del presidente del Consiglio che mette i suoi paletti tramite fonti di palazzo Chigi: "Conte non partecipa alla competizione elettorale e non si lascia certo coinvolgere nella dialettica che la sta caratterizzando. Piuttosto invita tutti i ministri a mantenere toni adatti a chi rappresenta le istituzioni. Il Presidente del Consiglio non dà e non ha mai dato ordini. Come previsto dall'art. 95 della Carta dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Coordina l'attività di tutti i ministri, nessuno escluso".

Lo scontro sul decreto sicurezza bis

La nave sembra solo il pretesto che nasconde il vero motivo che rischia di far cadere il governo: lo scontro sul decreto sicurezza bis (COSA PREVEDE) con il quale il titolare del Viminale punta da un lato a stroncare il lavoro delle Ong in mare, con sanzioni impossibili da sostenere, e dall'altro a modificare il codice della navigazione spogliando il ministero delle infrastrutture delle competenze in materia di "transito e sosta" delle navi nelle acque territoriali. Dal Viminale dicono che il testo è inattaccabile dal punto di vista tecnico e normativo, dunque può andare in Consiglio dei ministri lunedì. Ma sono le stesse fonti ad ammettere che il problema è tutto e solo "politico", con i cinquestelle che, appoggiati dal premier, stanno cercando di fare di tutto per rinviare l'esame a dopo le elezioni.

Procura Agrigento apre un fascicolo su Sea Watch

La Procura della Repubblica di Agrigento ha deciso di aprire un fascicolo d'inchiesta anche sul caso "Sea Watch". Il procuratore aggiunto Salvatore Vella, a Lampedusa per l'interrogatorio dell'armatore della nave "Mare Jonio”. Il fascicolo è stato aperto, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, è attualmente a carico di ignoti.

Data ultima modifica 18 maggio 2019 ore 21:29

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