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Palermo, mutilavano arti per truffare assicurazioni: 42 fermi. C'è anche un morto

I titoli di Sky TG24 delle 18 del 15/4/2019

3' di lettura

Le forze dell’ordine del capoluogo siciliano hanno fermato decine di persone: le organizzazioni criminali, per compiere le truffe, sono arrivate a infliggere alle vittime compiacenti gravissimi danni fisici come mutilazioni e fratture. Centinaia gli indagati 

Mutilavano arti a vittime compiacenti per truffare le assicurazioni con falsi incidenti. Con questa accusa gli agenti della squadra mobile di Palermo, la Guardia di finanza e la polizia penitenziaria hanno fermato 42 persone.

Arti mutilati e fratture

La maxi operazione nel capoluogo siciliano è scattata nell’ambito di un’inchiesta nei confronti di due organizzazioni che avrebbero truffato le assicurazioni arrivando a infliggere gravissimi danni fisici come mutilazioni e fratture alle vittime che si prestavano. Tra i fermati anche un avvocato palermitano che curava la parte legale di molti dei falsi sinistri. Sono centinaia gli indagati.

Anche un morto tra le vittime

C'è anche un morto tra le vittime delle organizzazioni. Si tratta di un cittadino tunisino, trovato morto su una strada alla periferia del capoluogo siciliano: per questa vicenda erano state già fermate tre persone lo scorso agosto. All’uomo sarebbero state somministrate dosi di crack per evitare che si potesse sottrarre alle lesioni. La morte, in un primo momento decretata come conseguenza di un incidente stradale, in realtà era stata determinata dalle fratture multiple procurate da appartenenti all'associazione criminale allo scopo di inscenare un finto incidente. I responsabili non avevano poi esitato a fingere comunque che il tunisino fosse rimasto vittima di incidente stradale.

Ecco come agivano i gruppi criminali

Le operazioni di Polizia e Guardia di finanza, denominate in codice “Contra Fides” e “Tantalo bis”, sono la prosecuzione dell'inchiesta che lo scorso anno aveva portato ad 11 fermi e ad una cinquantina di indagati. Le persone fermate oggi sono accusate, a vario titolo, di lesioni gravi, usura, estorsione, peculato, truffe assicurative e autoriciclaggio. Le indagini hanno consentito di delineare il modus operandi dei criminali che pianificavano e inscenavano falsi incidenti stradali che consentivano di ottenere ingenti risarcimenti per gravissimi danni fisici procurati a soggetti compiacenti che si prestavano anche a gravi menomazioni. Alle vittime compiacenti andavano poche centinaia di euro: 300 o 400 euro a chi accettava di farsi fratturare gli arti con dischi di ghisa, spranghe, bastoni. Gli organizzatori invece guadagnavano decine di migliaia di euro.

Anche medici compiacenti

Le organizzazioni - che si sono avvalse delle prestazioni di compiacenti professionisti - intascavano elevati rimborsi assicurativi legati alla gravità delle menomazioni fisiche ed al grado di invalidità, in alcuni casi permanente, arrecato alle vittime. Le indagini hanno messo in luce uno spaccato criminale fatto di reclutatori che agganciavano le vittime tra persone indigenti; di ideatori che individuavano luoghi non vigilati da telecamere, veicoli per inscenare gli incidenti e falsi testimoni; di "boia-spaccaossa" che procedevano alle lesioni fisiche degli arti superiori ed inferiori (ai quali gli indagati si riferivano convenzionalmente come "primo piano" e "piano terra"); di medici compiacenti che firmavano perizie mediche di parte; di centri fisioterapici che attestavano cure alle vittime mai effettivamente somministrate; di strutture criminali organizzate che acquistavano le pratiche mettendo al lavoro avvocati e studi di infortunistica stradale che gestivano poi il conseguente iter finalizzato al risarcimento.

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