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Galan, tangenti Mose riciclate in paradisi fiscali: sequestrati 12,3 milioni di euro

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Indagate sei persone nell'inchiesta sul reinvestimento delle mazzette all'ex governatore veneto Galan, che nel 2014 patteggiò 2 anni e 10 mesi. Dopo un "giro" in conti correnti esteri, il denaro sarebbe stato reinvestito, per esempio in appartamenti di lusso a Dubai

Le tangenti del Mose sarebbero state reinvestite in appartamenti di lusso a Dubai e fabbricati industriali in Veneto: un sequestro di 12,3 milioni di euro è stato infatti eseguito dalla polizia economico finanziaria di Venezia, su ordine del gip, nell'ambito di un'indagine per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria. L'inchiesta riguarda il reinvestimento all'estero delle tangenti incassate dall'ex presidente del Veneto, Giancarlo Galan, che ha scontato una pena patteggiata nel 2014 per corruzione di 2 anni e 10 mesi, trascorsi poi ai domiciliari, più una multa di 2,6 milioni di euro. L'indagine coinvolge sei persone, tra cui il commercialista di Galan e la moglie del professionista, e i due colleghi di studio del commercialista. Gli altri due indagati sono i professionisti svizzeri, che avrebbero avuto il compito di tentare di occultare il denaro.

Conti correnti in Svizzera intestati a società in paradisi fiscali

Gli accertamenti finanziari e le indagini tecniche hanno consentito di accertare che tra il 2008 e il 2015 i due commercialisti avevano garantito, attraverso il loro studio professionale, l'intestazione fiduciaria di quote di una società veneziana di fatto riconducibile a Galan. I professionisti avrebbero messo inoltre a disposizione conti correnti in Svizzera, intestati a società di Panama e delle Bahamas e gestiti da due fiduciari elvetici. Le somme sarebbero state successivamente trasferite su un conto corrente di una banca a Zagabria, intestato alla moglie di un terzo professionista dello stesso studio padovano.

Appartamenti di lusso a Dubai

I finanzieri hanno allargato il raggio dell'indagine partito da Galan e giungendo ad altri imprenditori veneti, grazie all'esecuzione di una rogatoria in Svizzera. Dopo il "giro" in diversi conti correnti esteri, le somme sarebbero rientrate nella disponibilità degli imprenditori veneti, che le avrebbero utilizzate per effettuare investimenti, tra cui molti di natura immobiliare, in appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto. I sequestri della Guardia di finanza riguardano denaro depositato presso banche venete, due imprese e quote di società e 14 immobili in Veneto e Sardegna.  

Indagine partita da accertamenti sul commercialista di Galan

La ricostruzione dei flussi di denaro legati al Mose e riconducibili a Giancarlo Galan, secondo fonti della procura di Venezia, è partita dallo studio di un commercialista padovano, uomo di fiducia dell'ex governatore veneto. Il commercialista era finito nella rete delle 35 persone arrestate nel 2014 dalla Guardia di finanza per le tangenti sul Mose. Finito in carcere, ne era uscito riconoscendo davanti ai pm Stefano Ancillotto (che coordina anche l'inchiesta in corso) e Stefano Buccini di essere stato il prestanome di Galan per quanto riguardava il denaro probabile frutto di tangenti. Gli altri cinque indagati, sempre secondo la procura lagunare, rientrano nella cerchia dello studio del professionista e delle sue conoscenze.

Data ultima modifica 11 aprile 2019 ore 16:20

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