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Formigoni, attesa per la sentenza della Cassazione sul caso Maugeri

4' di lettura

L’ex presidente della Lombardia accusato di corruzione: a settembre, in Appello a Milano, condannato a 7 anni e mezzo. Il pg chiede che la pena non venga attenuata. Tra gli imputati anche l'imprenditore Farina e l'ex direttore amministrativo della Fondazione, Passerino

Aggiornamento - È stato condannato a 5 anni e 10 mesi, con un leggero sconto di pena per prescrizione, l'ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni accusato di corruzione nel processo Maugeri-San Raffaele. Lo ha deciso la Cassazione, che ha respinto anche gli altri ricorsi dei coimputati

Attesa per oggi, 21 febbraio, la sentenza della Cassazione sul caso Maugeri che, lo scorso settembre, in appello a Milano ha portato alla condanna a 7 anni e mezzo di reclusione per Roberto Formigoni, per quasi vent'anni presidente della Regione Lombardia e accusato di corruzione. Il pg ha chiesto che la pena non venga attenuata, mentre la difesa, rappresentata dal professor Franco Coppi, chiede che la sentenza d'appello venga annullata senza rinvio "perché non ci sono prove della corruzione". Nelle motivazioni della condanna di settembre, i giudici avevano spiegato che Roberto Formigoni ha meritato la pena massima prevista per essere stato corrotto anche con vacanze a "spese altrui", perché i fatti hanno "profili di gravità, oggettivi e soggettivi". Tra gli imputati anche l'imprenditore Carlo Farina e l'ex direttore amministrativo della Fondazione Maugeri Costantino Passerino.

Pg Cassazione: "Da confermare la condanna a Formigoni"

Per il pg della Cassazione Luigi Birritteri, la condanna di Formigoni a 7 anni e sei mesi per corruzione è da confermare, "tenuto conto del suo ruolo e con riferimento all'entità e alla mole della corruzione, che fanno ritenere difficile ipotizzare una vicenda di pari gravità". Il pg ha chiesto anche il rigetto dei ricorsi di Passerino e Farina e l'inammissibilità del ricorso di Vitef. A suo avviso, da parte di Formigoni c'è stato un "imponente baratto corruttivo" e un "sistematico asservimento della funzione pubblica agli interessi della Maugeri, un baratto della funzione". Il pg ha inoltre ricordato che questa vicenda corruttiva ha riguardato un giro di oltre 61 milioni di euro e circa 6 milioni di utilità sono arrivati "in vari flussi e forme" a Formigoni.

Le accuse a Formigoni

Stando alle indagini dei pm milanesi, dalle casse della Fondazione Maugeri, polo sanitario pavese, sarebbero usciti, tra il 1997 e il 2011, 61 milioni di euro e dalle casse del San Raffaele, tra il 2005 e il 2006, altri 9 milioni. Soldi che sarebbero confluiti sui conti e sulle società del faccendiere Pierangelo Daccò e dell'ex assessore lombardo Antonio Simone (hanno patteggiato entrambi), presunti collettori delle tangenti, i quali avrebbero garantito milioni di euro (per i giudici oltre 6,6 milioni) in benefit di lusso, tra cui l'uso di yacht e il pagamento di vacanze, a Formigoni. E il politico in cambio avrebbe favorito la Maugeri e il San Raffaele con atti di Giunta, garantendo rimborsi indebiti per prestazioni sanitarie (circa 200 milioni per la sola Maugeri). In appello sono stati condannati a 7 anni e 7 mesi Passerino e a 3 anni e 4 mesi Farina. Roberto Formigoni era stato condannato in primo grado, nel dicembre 2016, a 6 anni di carcere per corruzione.

Possibile prescrizione

In base ai calcoli degli uffici giudiziari milanesi, una 'piccola' parte delle imputazioni, e in particolare quella che riguarda il capitolo San Raffaele, risulta prescritta. Se la Suprema Corte, però, dovesse annullare con rinvio la sentenza dello scorso 19 settembre per un nuovo giudizio d'appello, anche le restanti imputazioni per Formigoni, ossia quelle principali del processo e che riguardano la Fondazione Maugeri, potrebbero cadere in prescrizione (il termine, infatti, è a luglio prossimo), prima che si arrivi ad una sentenza definitiva. Nel caso in cui, invece, la Cassazione decida di confermare la condanna, soltanto prendendo atto dell'intervenuta prescrizione per il capitolo San Raffaele, potrebbe direttamente limare la pena al ribasso, senza rimandare gli atti ad un nuovo appello. Nel caso di condanna, Formigoni rischia di finire in carcere, anche perché la nuova legge anticorruzione, ossia la cosiddetta 'spazzacorrotti', ha previsto una stretta nelle possibilità di richiedere misure alternative al carcere (tra cui rientra anche la detenzione domiciliare per gli ultrasettantenni come Formigoni, che ha 71 anni) per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione.

Data ultima modifica 21 febbraio 2019 ore 16:46

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