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Tragedia hotel Rigopiano, Procura chiede il processo per 25 imputati

2' di lettura

I reati ipotizzati vanno dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all'omicidio e lesioni colpose, all'abuso d'ufficio e al falso ideologico. Tra gli indagati l’ex prefetto, l’ex presidente della provincia e il sindaco di Farindola

Venticinque richieste di rinvio a giudizio sono state firmate dal procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia nell'ambito dell'inchiesta sul disastro dell'hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). Nella tragedia, avvenuta il 18 gennaio 2017, persero la vita 29 persone, sepolte da una valanga che travolse e distrusse l’albergo. Tra i nomi indicati dalla Procura c’è quello dell'ex prefetto Francesco Provolo, dell'ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco e del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta.

Le accuse

I reati ipotizzati vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all'omicidio e lesioni colpose, all'abuso d'ufficio e al falso ideologico. Le indagini, compiute dai carabinieri forestali e concluse lo scorso novembre, vertono principalmente sulla mancata realizzazione della Carta valanghe, sulle presunte inadempienze relative alla manutenzione e sgombro delle strade di accesso all'hotel e sul tardivo allestimento del Centro di coordinamento dei soccorsi. Tra gli altri 22 imputati ci sono dirigenti della Protezione civile, funzionari comunali, provinciali e prefettizi, e persone legate alla realizzazione e gestione della struttura alberghiera. La vicenda giudiziaria ora passa al vaglio del Gup, che in sede di udienza preliminare dovrà pronunciarsi sulla richiesta della Procura.

L’altra indagine

Oltre a questo primo filone di indagine, lo scorso 28 dicembre la Procura di Pescara ha notificato 7 avvisi di garanzia per il reato di frode in processo penale e depistaggio a carico del personale della Prefettura della città abruzzese. Tra gli indagati, anche in questo caso, figura l'ex prefetto Francesco Provolo. Le accuse sono quelle di aver occultato il brogliaccio delle segnalazioni del 18 gennaio 2017 con l’obiettivo di nascondere la chiamata di soccorso fatta alle 11.38, cinque ore prima della valanga, dal cameriere Gabriele D'Angelo al centro coordinamento soccorsi. Una telefonata di cui non c’è traccia nei documenti prefettizi acquisiti dall'indagine principale e in cui si segnalava che a Rigopiano serviva urgentemente una turbina sgombraneve per evacuare la struttura.

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