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Bimbo ucciso a Cardito, Tony aveva già picchiato compagna e bambini

3' di lettura

Secondo quanto emerge, il 24enne ritenuto responsabile dell'omicidio del piccolo Giuseppe era già stato violento con la compagna e con i due figli della donna. Lei, sul giorno della morte del bimbo, dice: "Mi sono bloccata, non sapevo cosa fare"

In questo anno di convivenza, a Cardito, Tony lo aveva già fatto. Aveva già picchiato i figli di lei e colpiva anche la compagna, come emerge dalle dichiarazioni stesse di Valentina, nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 24enne, in carcere a Poggioreale per omicidio volontario aggravato da futili motivi e lesioni, per la morte del piccolo Giuseppe e le ferite della sorellina più grande.

La madre dei bimbi: "Mi sono bloccata, non sapevo cosa fare"

Picchiava anche la compagna con schiaffi, racconta, le sputava in faccia, le tirava i capelli. Lui picchiava spesso i bambini e Valentina si arrabbiava ma lui picchiava anche lei; ma non ha mai denunciato e non ha mai chiamato nessuno. L’orrore del racconto di Valentina continua: lasciava ai bambini dei segni sul corpo, quasi mai sul viso e li picchiava anche sulla testa. Quel sabato sera e poi quella domenica mattina intorno alle 9, però, ha colpito i bambini con tutta la forza che aveva, con una violenza brutale fino a causare la morte del piccolo. Lei avrebbe provato a fermarlo, ma lui l’avrebbe aggredita con un morso sulla spalla. Erano nel bagno, e lui li ha picchiati con il bastone della scopa, spezzato, e con le mani. Fino all’irreparabile.  Il bimbo era ormai grave: ma lei non ha chiamato i soccorsi perché, dice, “mi sono bloccata, non sapevo cosa fare”.

Il ruolo della madre

Si fa fatica a giungere alla fine dei verbali tanto è l’orrore che vi è rappresentato, si legge nell’ordinanza del gip del Tribunale di Napoli Nord Antonino Santoro. Le indagini della Procura di Napoli Nord diretta da Francesco Greco sono ora allargate al ruolo della madre, non indagata, e stanno svolgendo ulteriori accertamenti. Bisognerà anche capire il ruolo del contesto sociale, visto che i bambini sarebbero stati picchiati altre volte e avrebbero presentato anche lividi. Se ci sono testimoni, se qualcuno è intervenuto o avrebbe dovuto fare qualcosa. E poi, come emerge anche dall’ordinanza, c’è un buco di diverse ore tra la morte del piccolo e l’arrivo dei soccorsi, che nessuno dei due ha chiamato. In quelle ore, lei ha dichiarato di aver tamponato con una asciugamano il sangue dei piccoli e di essersi in qualche modo pietrificata, lui ha provato a medicarli con una crema per i traumi. Lui prima ha negato, poi ha ammesso anche di averlo fatto altre volte, aggiungendo “forse stavolta ho esagerato”. Adesso è nel carcere di Poggioreale, in isolamento, è assistito dall’avvocato Michele Coronella che descrive un uomo visibilmente provato, distrutto, man mano che si rende conto dell’orrore cui non si può porre rimedio.

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