Processo Aemilia, si è arreso il sequestratore a Reggio Emilia

Cronaca

L'uomo, condannato a 19 anni nel maxi-processo di 'Ndrangheta, è entrato nell'uffico di Pieve di Modolena urlando "Vi ammazzo tutti". Ha tenuto all’interno la direttrice e quattro impiegate, poi ne ha liberata una che si era sentita male 

Ha aperto la porta, ha fatto uscire tutti gli ostaggi e poi si è consegnato. Francesco Amato (CHI È) , un imputato condannato pochi giorni fa nel maxi-processo di 'Ndrangheta Aemilia (LE TAPPE), che si era asserragliato per diverse ore dentro l'ufficio postale di Pieve Modolena, frazione di Reggio Emilia, si è arreso. L'uomo, che si era reso irreperibile dopo la condanna, è entrato in azione intorno alle 9 e aveva con sè un coltello da cucina lungo circa 20 centimetri. Una volta all'interno delle Poste, ha gridato "sono quello condannato a 19 anni" e "vi ammazzo tutti”. Poi ha fatto uscire i clienti, tenendo però in ostaggio la direttrice e quattro impiegate. Una di loro si è sentita male e l'uomo l'ha liberata. Una volta all'esterno, la donna è stata soccorsa dal 118.

Ore di trattative

"Il tempo e la pazienza lo hanno convinto ad arrendersi", ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Cristiano Desideri. "Ha capito che non avrebbe potuto ottenere quello che chiedeva e che arrendersi era l’unica soluzione". Per diverse ore, infatti, si è protratta la trattativa tra il sequestratore e i mediatori dei carabinieri. Presenti sul posto anche le unità del reparto speciale Gis ma non c'è stato bisogno di farle intervenire. Amato aveva chiesto, tra le altre cose, di poter parlare con il ministro dell'Interno Matteo Salvini. La parte della via Emilia dove si trova la filiale delle Poste era stata evacuata ed erano stati creati due punti di sbarramento ai lati. L’uomo è stato condannato a 19 anni e nei suoi confronti pendeva un ordine di carcerazione a cui si era sottratto.

Chi è Francesco Amato

La condanna di Amato, che ha 55 anni, è arrivata il 31 ottobre, nel processo Aemilia. È stato accusato di essere uno degli organizzatori dell'associazione 'ndranghetistica. Insieme al fratello Alfredo, secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, l'uomo era "costantemente in contatto con gli altri associati (e della famiglia Grande Aracri) in particolare per la commissione su richiesta di delitto di danneggiamento o minaccia a fini estorsivi, commettendo una serie di reati". Nel 2016, inoltre, all'inizio del processo, Amato aveva affisso un cartellone provocatorio davanti al tribunale di Reggio Emilia, pieno di invettive. Si era poi autodenunciato in aula per il suo gesto.  

Il processo Aemilia

Il dibattimento del processo Aemilia si è concluso il 31 ottobre, con 118 condanne per oltre 1.200 anni di carcere e altre 24 in abbreviato: tra questi anche l'ex calciatore Vincenzo Iaquinta (CHI È) - due anni per reati di armi, ma senza aggravante mafiosa - e 19 per il padre Giuseppe. Sempre in abbreviato, sono già definitive in Cassazione le condanne per i promotori dell'associazione a delinquere di stampo mafioso contestata dalla Dda, che nel 2015 fece scattare oltre 160 arresti, assestando un forte colpo alla ''Ndrangheta imprenditrice'.

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