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Caso Emanuela Orlandi, ossa ritrovate sarebbero di una donna

4' di lettura

E' quanto emerge da un primo esame del bacino. I resti sono stati rinvenuti da 4 operai e non è escluso che possano appartenere a due persone diverse. I familiari della 15enne scomparsa nel 1983 e di Mirella Gregori sperano. Il fratello di Emanuela ha incontrato i pm

A 35 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi (LA SUA STORIA) la sua famiglia non si arrende e, dopo il ritrovamento di alcune ossa in un locale annesso alla sede della Nunziatura apostolica di via Po, a Roma, annuncia che chiederà spiegazioni alla Procura e alla Santa Sede su come “sono state trovate le ossa e come mai il loro ritrovamento è stato messo in relazione con la scomparsa di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori”. Intanto, un primo esame delle ossa, confermerebbe che si tratterebbe proprio di un corpo di donna. L'evidenza emergerebbe dall'esame delle ossa del bacino, e non si esclude che i reperti possano appartenere a due persone diverse. Intanto il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha incontrato i pm. "C'è una attività istruttoria in corso e contiamo di avere notizie più dettagliate nei prossimi giorni”, ha sottolineato sul caso l'avvocato Laura Sgrò, legale dei familiari della 15enne scomparsa il 22 giugno 1983. La procura di Roma - che più volte ha aperto e chiuso fascicoli di indagine per sequestro di persona e altri reati in relazione alla scomparsa di Emanuela Orlandi - ora procede formalmente per omicidio. (FITTIPALDI: VATICANO SPESE MILIONI PER ALLONTANARE EMANUELA)

Le ossa ritrovate da quattro operai

La procura di Roma, inoltre, ascolterà nell'ambito dell'inchiesta quattro operai che materialmente hanno rinvenuto le ossa mentre lavoravano. L’biettivo degli inquirenti è ricostruire, nel mondo più dettagliato possibile, il momento e il luogo preciso del ritrovamento. Il pomeriggio di ieri (30 ottobre) alcune ossa sono state rinvenute in un palazzo del Vaticano, in un locale annesso alla sede della Nunziatura apostolica di via Po, dal 1959 sede dell'ambasciata vaticana a Roma, dove erano in corso "alcuni lavori di ristrutturazione". Sul posto è subito intervenuta la Gendarmeria e dal Vaticano hanno informato del ritrovamento le autorità italiane "per le opportune indagini - spiegano da Oltretevere - e la necessaria collaborazione nella vicenda". Il procuratore di Roma Pignatone ha incaricato la polizia scientifica e la squadra mobile della questura di Roma di svolgere tutti gli accertamenti necessari - in particolare quelli del Dna, ma anche comparazioni riguardanti in modo specifico il cranio e i denti - per stabilire "età, sesso e data della morte".

Emanuela Orlandi e Mirella Gregori

Non si esclude quindi che le ossa siano di più di una persona, ma al momento non c'è alcuna certezza: neppure la notizia che le ossa potrebbero appartenere a una donna viene ufficialmente confermata. Ma il ritrovamento ha subito riportato alla mente la scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un commesso della Prefettura della casa pontificia, e quella di Mirella Gregori, anche lei quindicenne, scomparsa da Roma il 7 maggio di quello stesso 1983, un mese e mezzo prima di Emanuela. Mirella scomparve dopo aver detto alla madre che "aveva un appuntamento" al monumento al bersagliere di Porta Pia con un vecchio compagno di classe, che però quel pomeriggio era impegnato altrove. Emanuela, invece, si trovava in Corso Rinascimento, a Roma, la sera della scomparsa: era con due amiche, ma a differenza loro non prese l'autobus e da allora se ne sono perse le tracce. "Gli inquirenti hanno il nostro Dna. Lo hanno prelevato quando furono fatte verifiche su alcune ossa rinvenute nella basilica di Sant'Apollinare”, ha precisato la sorella di Mirella Gregori. “Voglio capire perché si è pensato subito a mia sorella ed Emanuela Orlandi nelle ore successive al ritrovamento”, ha aggiunto.

Le analisi sulle ossa nel 2012 

Non è la prima volta, del resto, che il ritrovamento di ossa umane ha riaperto le speranze per la risoluzione dei gialli di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Era accaduto già nel 2012, dopo l'esumazione dei resti di Renatino De Pedis, il boss della banda della Magliana ritenuto coinvolto nel rapimento e nell'uccisione della figlia del dipendente Vaticano. Era stato sepolto nella cripta della chiesa di Sant'Apollinare, dove vennero trovate circa 400 cassette di ossa: test e analisi non portarono alcun risultato. La gran parte di quei reperti era antico, di età pre-napoleonica.

Data ultima modifica 31 ottobre 2018 ore 17:23

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