#LaMiaScuola, comune aretino invita genitori a limitare chat di classe

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Il piccolo paese è finito al centro di un acceso confronto tra detrattori e sostenitori dei gruppi sul servizio di messaggistica. L’assessore alle politiche sociali di Monte San Savino consiglia di non utilizzare questo strumento per comunicazioni di tipo istituzionale

"Io ho detto che non avrei ricevuto più genitori che mi dicevano: ho letto su WhatsApp che è successo questo. Ho letto su WhatsApp che avete deciso questo". È così che l’assessore alle politiche sociali Erika Rampini spiega la decisione del comune di Monte San Savino, 8600 anime in provincia di Arezzo, di limitare le chat di classe tra i genitori dell’asilo nido comunale "La freccia Azzurra".

"Nessun divieto, solo un avviso"

"Non c’è nessun divieto - come hanno scritto alcuni giornali nelle settimane scorse -  il mio è stato piuttosto un avviso alle mamme dell’asilo a non creare chat o perlomeno a non utilizzarle per comunicazioni di tipo istituzionale. Vogliamo evitare di ripetere quanto successo l’anno scorso quando alcune mamme hanno lanciato allarmi su virus inesistenti e il giorno dopo nessun bambino è venuto a scuola, oppure quando altre mamme si sono lamentate del cibo della mensa creando moltissime polemiche". Dello stesso parere anche le maestre dell’asilo nido che insieme all’Assessore hanno deciso di convocare i genitori: "Io credo che la chat vada benissimo laddove ci sia un gruppo di genitori consapevoli che parlano di compiti, di iniziative da organizzare, di feste di bambini. In altri casi può diventare fonte di fraintendimento come ad esempio è successo nel nostro caso. Noi siamo una piccola realtà di paese e possiamo vedere i genitori tutti i giorni usando anche i canali classici di informazione e ovviamente il rapporto diretto".

Opinioni divergenti tra i genitori

Una piccola realtà di paese finita al centro di un acceso confronto tra detrattori e sostenitori delle chat di gruppo. Sono davvero utili? Oppure a volte possono diventare moleste? Su questo argomento sono gli stessi cittadini a dividersi. "Io sono rappresentante di classe per cui le chat per me sono un modo di comunicare veloce e intuitivo. Noi parliamo soprattutto di compiti e di iniziative nell’ambito scolastico. Certo vanno usate con moderazione ma io sono molto favorevole" dice il padre di due bambini alle scuole elementari. "Per me la chat è peggio di una pistola. È la cosa più facile per litigare. Io mi sono tolta dalla chat del lavoro figuriamoci dalle chat delle mamme" ribatte un’altra mamma.

Possibile soluzione

Una soluzione o quanto meno una mediazione è comunque possibile e l’ha trovata un papà per il quale di fronte al dilagare delle chat il segreto è delegare: "Ho un bambino alle medie. Abbiamo due chat: una di scuola e una per il calcio. Quella di scuola è di competenza della nonna. All’altra partecipa mia moglie. Io sono più per il rapporto diretto, soprattutto in un paese come questo". Chat o non chat, dopo settimane di confronti su tv e giornali, ancora non sappiamo se le mamme dell’asilo nido abbiano rinunciato alla loro su consiglio del Comune. E allora lo chiediamo ad Erica, mamma di Pietro ed esperta di comunicazione, "Sai che non ho verificato - ci dice - nel senso che ho spesso il telefono in modalità aereo, appena posso te lo faccio sapere". Insomma, mai dimenticare l’arte della diplomazia…

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