Reggia di Caserta, licenziati i custodi che timbravano senza lavorare

(Foto archivio Ansa)
2' di lettura

Il Mibact, in base alla legge Madia, ha allontanato i sei dipendenti senza attendere il processo. I lavoratori, accusati di truffa, segnavano l’entrata e poi andavano al bar, in pizzeria o a fare una passeggiata. L’indagine è scattata dopo alcuni furti risalenti al 2016

Timbravano il cartellino e poi si allontanavano per andare al bar, in pizzeria o a fare una passeggiata. Per questo il ministero dei Beni culturali ha licenziato sei custodi della Reggia di Caserta, accusati di truffa, con effetto immediato, senza attendere il processo, come previsto dalla legge Madia.

Le indagini

Secondo il Mattino, l’indagine è stata avviata dopo alcuni furti verificatisi nell'agosto 2016 quando fu svaligiata la buvette e sparirono due biciclette. Un bottino di poco valore, ma l’episodio mise in evidenza delle falle nella sicurezza visto che nessuno si accorse dei ladri perché i custodi non erano al loro posto davanti ai monitor. Così scattarono gli accertamenti e le microcamere degli investigatori registrarono, nei mesi autunnali del 2016, ripetute assenze da parte dei custodi.

Il direttore della Reggia: combattere patologie è positivo

"Non commento i provvedimenti che sono di competenza del Ministero - ha detto il direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori - Ribadisco solo quanto già detto quando scoppiò la vicenda, ovvero che "quando una patologia viene accertata e combattuta è sempre una cosa positiva". E sui metodi per evitare, in futuro, situazioni simili, aggiunge che questi problemi "verranno superati quando saranno risolte le difficoltà di applicazione della piattaforma europea Web, sistema già adottato da diversi mesi. Si tratta di un software che permette di controllare in maniera efficace le presenze, ma che va adeguato ad una struttura complessa come la Reggia".

I commenti del sindacato

A commentare la vicenda anche Angelo Donia, responsabile della Uil-Pa, dipendente dell'area di vigilanza, quella in cui prestavano servizio i sei custodi licenziati: "La Uil-Pa non difende i furbetti del cartellino, ma i lavoratori, che hanno non solo diritti, ma anche doveri. Ci chiediamo però come mai la magistratura si sia accorta di questa situazione, mentre l'amministrazione no". Un altro sindacalista, che preferisce restare anonimo, parla invece di "sciacallaggio sulla pelle dei lavoratori, si tratta di atti che sarebbero dovuti restare riservati, che magari neanche sono stati notificati ancora direttamente ai destinatari. Quei sei hanno sbagliato, ma non meritano questo trattamento che viola anche la privacy".

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