Mafia, condizionavano il mercato ortofrutticolo a Siracusa: 19 arresti

Sono circa sessanta le unità della Polizia di Stato, con il Reparto prevenzione Crimine di Catania, impegnate nell'operazione, che è stata denominata "Araba Fenice" (Archivio Ansa)
4' di lettura

Il gruppo è accusato di estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e furti in abitazioni e aziende agricole. Tra gli uomini finiti in manette c'è anche il boss che tramava un attentato contro il giornalista Paolo Borrometi

Monopolizzavano e condizionavano, attraverso l'uso della forza, l'intero mercato ortofrutticolo della zona di Siracusa. Ma erano specializzati anche in estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e furti in abitazioni e aziende agricole. Per questo motivo gli uomini della Polizia di Stato hanno eseguito, nella mattina del 25 luglio, 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Catania, a carico di altrettanti soggetti appartenenti ad un sodalizio mafioso. Tra gli uomini finiti in manette c'è anche il boss Salvatore Giuliano (ritenuto il capo della cosca) e il figlio Gabriele, noti alle forze dell'ordine per le minacce di morte indirizzate al giornalista Paolo Borrometi, contro il quale stavano anche tramando un attentato.

L'operazione "Araba Fenice"

Secondo quanto emerso dalle indagini,  il gruppo - operante nella provincia di Siracusa - aveva guadagnato una posizione di predominio nel mercato ortofrutticolo della zona attraverso la società "La Fenice", alla quale gli agricoltori di Pachino erano costretti a cedere tutti i loro raccolti. In questo modo, tagliando fuori la concorrenza, i grandi centri di distribuzione si trovavano obbligati a comprare da una sola azienda. Un controllo che il clan Giuliano, riusciva ad esercitare tramite il suo potere intimidatorio. Per i loro "servigi", gli affiliati all'organizzazione esigevano il pagamento di una "provvigione" che, teoricamente, serviva a pagare l'attività di mediazione contrattuale svolta. L'operazione ha portato al sequestro della società, mentre le 19 persone finite in manette sono ritenute responsabili a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alle estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti, furti in abitazioni ed aziende agricole.

Controllo del territorio

Gli illeciti del gruppo si spingevano infatti ben oltre il semplice settore ortofrutticolo. Il clan riusciva a controllare anche altre attività economiche della zona, come i parcheggi a pagamento, situati a ridosso delle zone balneari. All'organizzazione sono contestati anche furti di macchinari agricoli e l'estorsione al titolare di un lido balneare, costretto a versare una somma di denaro in cambio di un presunto servizio di custodia e sorveglianza svolto in suo favore. Il clan avrebbe inoltre aiutato anche un assistente capo della polizia a non pagare tre mesi di affitto al proprietario della casa che aveva preso in locazione.

Tra gli arresti anche i mafiosi che minacciarono giornalista Borrometi

Secondo quanto riferito dagli inquirenti, a capo della cosca ci sarebbe il capomafia Salvatore Giuliano, rinviato a giudizio - insieme al figlio Gabriele - per le minacce di morte indirizzate al giornalista Paolo Borrometi, presidente di Articolo21, l'associazione italiana che riunisce giornalisti, scrittori, registi, giuristi che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero. "Borrometi ha avuto ragione, nelle sue inchieste raccontava il clima che si respirava e le vessazioni provocate dalle famiglie mafiose", ha commentato Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi scampato ad un attentato mafioso nel maggio 2016.  

Il business delle agromafie

Il collaudato meccanismo organizzato dal clan Giuliano è un esempio emblematico del potere che le agromafie riescono ad esercitare in diversi territori del Paese. Un business che Coldiretti/Eurispes, in collaborazione con Osservatorio Agromafie, ha stimato in 21,8 miliardi di euro nel solo 2017. Per raggiungere i loro obiettivi, i sodalizi criminali ricorrono spesso a usura, estorsioni e abusivismo edilizio, ma anche a furti di attrezzature, mezzi agricoli e bestiame, macellazioni clandestine, oppure alla distruzione di colture con il taglio di intere piantagioni. Un sistema che soffoca l'imprenditoria onesta e non si fa scrupoli. Vengono danneggiati gli agricoltori i cui prodotti, pagati a prezzi stracciati e inferiori ai costi di produzione, arrivano spesso sulle nostre tavole con costi moltiplicati fino al 300% per via del controllo dei mercati operato dalle organizzazioni criminali.

Data ultima modifica 25 luglio 2018 ore 15:44

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