Csm, nessuna donna eletta: lettera di protesta a Casellati e Fico

Tra le nomine anche un giudice della corte costituzionale (nella foto la sde della Consulta, Ansa)
2' di lettura

Oltre 60 giuriste hanno scritto al presidente del Senato e a quello della Camera manifestando "stupore" e "preoccupazione" di fronte a una decisione "adottata in aperta violazione" della Costituzione. Nelle 21 posizioni disponibili sono stati scelti 21 uomini

"Il Parlamento ha eletto nelle 21 posizioni disponibili ben 21 uomini". Per questa ragione, oltre 60 costituzionaliste hanno scritto una lettera di protesta alla presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, e a quello della Camera, Roberto Fico, manifestando "stupore" e "preoccupazione" di fronte a una decisione "adottata in aperta violazione" della Costituzione.

"Violazione dell'articolo 51"

Le firmatarie fanno riferimento alle recenti nomine di un giudice della Corte costituzionale, dei consiglieri laici del Consiglio Superiore della Magistratura e dei Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Giustizia tributaria e della Corte dei Conti. Tutte le scelte sono ricadute su candidati uomini. Secondo le giuriste, socie dell'Associazione italiana costituzionalisti, queste nomine rappresentano un "vulnus costituzionale", essendo in contrasto con l'articolo 51 della Costituzione che assicura a uomini e donne il diritto di "accedere agli uffici pubblici e e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza". "A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini", si legge nell'articolo citato dalle giuriste.

Riflessione per il futuro

"L'Italia è nota nel mondo per la forte tradizione patriarcale, che si traduce anche in una scarsa presenza delle donne ai vertici delle istituzioni, ma questa volta tale attitudine è stata spinta all'eccesso, determinando la reazione delle costituzionaliste italiane". Per questa ragione, si legge nella lettera, è necessario che i presidenti delle due Camere "avviino una seria riflessione, all'interno delle Assemblee, sulle cause che hanno portato a tale grave vulnus costituzionale e sugli interventi, anche regolamentari, necessari per evitare che una simile situazione, oggettivamente incomprensibile in Italia nel 2018, possa ripetersi in futuro".

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