Mafia: la storia di Giuseppe Di Matteo, il bambino sciolto nell’acido

Giuseppe Di Matteo (Foto archivio Ansa)
3' di lettura

Il dodicenne venne rapito il 23 novembre del 1993 da un gruppo di criminali su ordine di alcuni boss, tra cui Giovanni Brusca e Matteo Messina Denaro, che volevano fermare il padre del bimbo diventato collaboratore di giustizia. Venne ucciso dopo 799 giorni di prigionia

Il 23 novembre 1993, nel pieno del periodo delle bombe e delle stragi mafiose, il dodicenne siciliano Giuseppe Di Matteo viene rapito da un gruppo di criminali su ordine, tra gli altri, di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato. L’obiettivo è quello di convincere il padre del bambino, Santino, ex mafioso diventato collaboratore di giustizia, a tacere sugli affari e le azioni della criminalità organizzata. L’11 gennaio 1996, dopo 799 giorni di prigionia, il bambino viene strangolato e il suo corpo sciolto nell’acido. Oggi il tribunale di Palermo ha stabilito un risarcimento di 2,2 milioni di euro per la madre e il fratello di Giuseppe Di Matteo, somma addebitata ad alcuni dei condannati nel processo sulla vicenda ma che, a causa dei sequestri dei beni alla criminalità organizzata, sarà versata dal fondo speciale dello Stato per le vittime di mafia.

Il rapimento

Giuseppe, nato il 19 gennaio 1981, viene rapito mentre si trova in un maneggio di Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo. Secondo quanto raccontato da Gaspare Spatuzza, pentito poi condannato per il sequestro che ha raccontato i dettagli della vicenda, gli uomini mandati da Brusca si travestono da poliziotti per ingannare il bambino facendogli credere di potergli far incontrare il padre, in quel periodo sotto protezione lontano dalla Sicilia.

I messaggi alla famiglia Di Matteo

Inizialmente la famiglia di Giuseppe lo cerca negli ospedali, ma l’1 dicembre riceve un biglietto con scritto “Tappaci la bocca” e due foto del bambino che teneva in mano un quotidiano del 29 novembre 1993: a quel punto è chiaro che la sparizione è legata alle rivelazioni che Santino Di Matteo sta facendo sulla strage di Capaci e sull'uccisione dell'esattore Ignazio Salvo. Quasi due settimane dopo, la madre di Giuseppe denuncia la scomparsa del figlio, e la sera stessa arriva a casa del suocero (il padre di Santino) un altro messaggio: “Il bambino lo abbiamo noi e tuo figlio non deve fare tragedie".

L’omicidio

Durante la prigionia il bambino fu spostato varie volte tra il Trapanese e l’Agrigentino, fino al 1995 quando viene rinchiuso in un casolare nelle campagne di San Giuseppe Jato. Il padre, dopo una iniziale titubanza, decide di non piegarsi al ricatto e di continuare a collaborare con la giustizia. La sera dell’11 gennaio 1996, quando Brusca sente in televisione di essere stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ignazio Salvo, ordina l’omicidio di Giuseppe, che viene strangolato e poi sciolto nell’acido.

Le condanne

Per l'omicidio di Giuseppe Di Matteo il 16 gennaio 2012 sono stati condannati all'ergastolo, nel quarto processo sulla morte del bambino, il latitante trapanese Matteo Messina Denaro e il boss Giuseppe Graviano - tra i mandanti del sequestro insieme a Brusca - Luigi Giacalone, Francesco Giuliano e Salvatore Benigno, gli uomini del commando che ne curarono le fasi organizzative. Il 18 marzo 2013 le condanne sono state confermate anche in appello. A inchiodarli è il pentito Gaspare Spatuzza, che nello stesso processo è stato condannato a 12 anni. I processi sulla morte di Giuseppe Di Matteo hanno portato a decine di condanne, tra cui anche quelle di Cristoforo Cannella, alla guida dell’auto sulla quale venne caricato il bambino al momento del rapimento, e Benedetto Capizzi, il boss che indicò il luogo dove lasciare il piccolo dopo il sequestro.

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