Assegno divorzio, Cassazione: considerare intera storia familiare

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Le Sezioni Unite, chiamate ad aprile a rivedere o confermare la sentenza Grilli del 2017 basata sui parametri dell’autosufficienza e dell’indipendenza del coniuge, hanno stabilito che il criterio per definire la somma deve essere “composito”

L’assegno di divorzio deve avere una funzione insieme "assistenziale, compensativa e perequativa", perciò per stabilirlo "si deve adottare un criterio composito" che tenga conto "delle rispettive condizioni economico-patrimoniali" e "dia particolare rilievo al contributo fornito dall'ex coniuge" al "patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all'età". Così le Sezioni Unite della Cassazione hanno messo un punto al conflitto di giurisprudenza nato dalla sentenza Grilli del 2017, che prendeva in considerazione il criterio dell'indipendenza o autosufficienza economica del coniuge più debole e non il tenore di vita avuto durante il matrimonio. La decisione era attesa dallo scorso 10 aprile, quando le Sezioni Unite erano state chiamate a rivedere o confermare il verdetto legato alla vicenda dell’ex ministro Vittorio Grilli alla ex moglie Lisa Lowenstein.

La decisione della Cassazione

Secondo le Sezioni Unite, il “criterio integrato” individuato si fonda "sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l'unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo". Infatti la sentenza sottolinea che "il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell'unione matrimoniale". "Lo scioglimento del vincolo - scrivono i giudici - incide sullo status ma non cancella tutti gli effetti e le conseguenze delle scelte e delle modalità di realizzazione della vita familiare". Pertanto, "l'adeguatezza dei mezzi deve essere valutata non solo in relazione alla loro mancanza o insufficienza oggettiva ma anche in relazione a quel che si è contribuito a realizzare".

Ad aprile la richiesta del pg

Ad aprile il pubblico ministero presso la Corte di Cassazione (Procura Generale), Marcello Matera, aveva chiesto che fosse accolto il ricorso di una signora separata consensualmente dal marito dal 2007. In primo grado il tribunale di Reggio Emilia aveva riconosciuto alla donna un assegno mensile di 4 mila euro, ma in appello i giudici avevano negato ogni diritto all'assegno divorzile, secondo quanto previsto dalla sentenza Grilli, e la signora aveva dovuto restituire all'ex marito il denaro ricevuto fino ad allora.

Così il buon senso cambia le regole

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