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Cassazione, pg: "Assegno divorzio deve tener conto del tenore di vita"

3' di lettura

Le sezioni unite civili della Cassazione sono chiamate a rivedere (o a confermare) la sentenza Grilli del 2017, per cui era determinante l'indipendenza o autosufficienza economica del coniuge più debole, e non il tenore di vita goduto nel matrimonio

Il tenore di vita di cui si è goduto durante il matrimonio deve tornare a essere un punto di riferimento per quantificare l’assegno di divorzio. Lo ha chiesto il pubblico ministero presso la Corte di Cassazione (Procura Generale), Marcello Matera, alle sezioni unite della Suprema Corte. La decisione andrà a confermare o meno il verdetto “Grilli” che prendeva in considerazione  il criterio dell'indipendenza o autosufficienza economica del coniuge più debole e non il tenore di vita.

La richiesta

Il verdetto delle sezioni unite civili della Cassazione sul divorzio arriverà nel giro di un mese. Il pg Matera chiede di rivedere la norma vigente e di accogliere il ricorso di una signora separata consensualmente dal marito dal 2007. Il caso riguarda una coppia emiliana, lui imprenditore, lei professionista. In primo grado il tribunale di Reggio Emilia aveva riconosciuto a favore della donna un assegno mensile di 4 mila euro. In appello, invece, i giudici avevano negato ogni diritto all'assegno divorzile, secondo quanto previsto dalla sentenza Grilli (depositata solo due settimane prima). La signora, che durante il matrimonio aveva continuato a esercitare la sua professione, era stata obbligata a restituire all'ex marito gli assegni percepiti fino ad allora. Da qui il ricorso della donna e la richiesta di Marcello Matera alla Suprema Corte.

La sentenza Grilli

La decisione delle sezioni unite civili della Cassazione dovrà confermare o ribaltare la “sentenza Grilli” del maggio 2017. Si stabiliva come criterio per l’assegnazione dell’assegno divorzile al coniuge che ne faceva richiesta, l'indipendenza o autosufficienza economica e non più il tenore di vita goduto nel corso delle nozze. Si chiudeva così la causa di divorzio che vedeva opposto l'ex ministro Vittorio Grilli alla ex moglie Lisa Lowenstein. Secondo la Corte, in questo modo si superava “la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva” perché è "ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità”.

Divorzi eccellenti

Il pensiero va subito ai casi eccellenti, come il divorzio (e il conseguente assegno di mantenimento) di Silvio Berlusconi e di Veronica Lario. La Corte d'appello di Milano aveva azzerato il maxiassegno riconosciutole in primo grado (1,4 milioni al mese) e disposto la restituzione a Berlusconi di circa 45 milioni di euro, proprio applicando l'orientamento della sentenza Grilli. Lo scorso gennaio la donna ha impugnato la sentenza.

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