Migranti, centinaia di mail a Guardia costiera: Tornate a salvare vite

La nave Diciotti della Guardia costiera italiana (LaPresse)
3' di lettura

“Richiesta di immediato ripristino delle operazioni di soccorsi in mare nei riguardi delle navi ong”, questo l’oggetto dei tantissimi messaggi che hanno intasato la casella postale del Comando generale delle Capitanerie di Porto

La casella postale della Guardia Costiera intasata da centinaia e centinaia di mail tutte con lo stesso oggetto: “Richiesta di immediato ripristino delle operazioni di soccorsi in mare nei riguardi delle navi ong”. Questo l’appello lanciato al Comando generale delle Capitanerie di Porto e "alle loro coscienze" da tantissime persone per chiedere che le navi italiane tornino a operare nel Mediterraneo in favore dei migranti. L'azione di protesta avviene mentre in mare ci sono 300 migranti in attesa di essere accolti in qualche porto. 

Coordinamento affidato alla Libia

La petizione è stata firmata, tra gli altri, dall'ex presidente della Camera Laura Bodrini e dall'ex sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini. “Ci chiediamo perché oggi delegando alla Libia, Paese con Governo instabile, non in grado di garantire i diritti fondamentali dell’uomo e ancora priva di una Centrale operativa nazionale di coordinamento degli interventi di soccorso in mare, il vostro Corpo, pur eseguendo un comando, intenda vanificare l’importante operato fin qui svolto e contravvenire alla Convenzione Sar siglata ad Amburgo nel 1979 ed alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1982. Tutto ciò dinanzi, peraltro, ad una Guardia Costiera Libica su cui pesano pesanti accuse di ‘condotte violente durante le intercettazioni in mare e collusione con i trafficanti’, come evidenziato da un recente Rapporto di Amnesty International. Su questa stessa Guardia costiera sono in corso indagini da parte del Tribunale penale internazionale”.

Appello al senso di umanità

La mail prosegue poi sottolineando come le operazioni di soccorso si debbano concludere in un porto sicuro nel più breve tempo possibile, sempre in rispetto della Convenzione Sar e che, in base ai dati forniti dall’Unhcr, sono già più di mille i migranti morti nel Mediterraneo, di cui ben 220 persone tra il 19 ed il 20 giugno. “Morti che continueranno purtroppo ad aumentare se la nostra Guardia Costiera porrà fine alle sue missioni, contravvenendo non solo alla Convenzione Sar ma anche al senso più alto del proprio mandato: salvare vite umane. Facciamo appello al rispetto delle Convenzioni di diritto del mare, ma anche al profondo senso di umanità che ha sempre contraddistinto la Guardia Costiera Italiana: non si esima ora dalla salvaguardia delle persone, nel rispetto delle Convenzioni internazionali di diritto del mare e a garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo”, conclude la mail.

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