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Pompei, scoperto il tesoro dell’ultimo fuggiasco

Il tesoro del "fuggiasco" negli scatti diffusi dal parco Archeologico di Pompei
2' di lettura

Un sacco di cuoio con 20 denari d’argento e una chiave di ferro: queste le proprietà ritrovate sotto lo scheletro di un uomo claudicante, che non riuscì a scappare dall’eruzione e morì travolto dalla furia del Vesuvio

Un sacco di cuoio con 20 denari d'argento e una chiave in ferro, probabilmente quella di casa. A Pompei, sotto lo scheletro del fuggiasco riemerso il 29 maggio scorso, è stato trovato il suo tesoro. Un particolare che aggiunge un nuovo tassello alla storia drammatica di quest'uomo claudicante che morì, travolto dalla furia del Vesuvio, senza riuscire a fuggire in tempo.

Osanna: "Non era un riccone, ma neanche povero"

Lo ha annunciato all'Ansa il direttore del Parco Archeologico, Massimo Osanna: "20 monete d'argento equivalenti a 80 sesterzi e 500 euro di oggi, una cifra con la quale a Roma una famiglia media poteva vivere bene per due settimane", ha spiegato. Il fatto che avesse con sé una simile somma, continua Osanna, "ci fa ritenere che non si trattasse di un riccone, ma nemmeno di un poveraccio. Forse un commerciante che a causa della sua gamba malata non si era convinto a lasciare la città nelle ore precedenti, quando lo avevano fatto pressoché tutti". Gli archeologi hanno intravisto i resti della sacca quando sono andati a muovere lo scheletro per portarlo in laboratorio. "Sotto le costole sfondate del torace si è intravisto del materiale organico e ossido di ferro", racconta ancora Osanna. Poi è stata la volta delle monete d'argento, che si è scoperto appartenere ad epoche diverse (I ritrovamenti straordinari degli ultimi mesi: GALLERY).

"Un ritrovamento di grande valore"

Le indagini continuano ora in laboratorio, dove lo scheletro e anche ciò che rimane del sacco, i resti della chiave e le monete sono stati portati per le analisi che dovranno chiarire molti aspetti di questa vicenda di quasi 2000 anni fa. Alcune analisi sono state già affidate al Policlinico di Napoli. Questo ulteriore ritrovamento, ha concluso Osanna, è "di grande valore" perché "sono anche gli oggetti, il contesto di vita dell'uomo ritrovato a darci particolari reali sulla vita e sulle storie degli uomini di questa città".

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