A Reggio Calabria smantellata organizzazione dedita al bracconaggio

Cronaca
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Otto persone sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare della Procura reggina. L'accusa è di aver catturato e venduto specie protette in Italia e all'estero. La rete avrebbe rifornito di uccellagione anche i ristoranti del Nord Italia

Avrebbero catturato e venduto in Italia e all'estero animali protetti. Con questa accusa 8 uomini sono stati raggiunti, in provincia di Reggio Calabria, da un'ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri Forestali del Raggruppamento Cites.

La rete dei bracconieri

L'operazione dei militari è scattata alle prime ore del 25 maggio in diversi territori del Reggino dove è stata notificata l'ordinanza del magistrato agli otto indagati, uno dei quali raggiunto da un provvedimento di obbligo di dimora. I membri del gruppo sono accusati di appartenere ad un'organizzazione dedita alla cattura e al commercio, su territorio nazionale e all'estero, di avifauna selvatica protetta e particolarmente protetta dalla Convenzione di Berna. Le indagini, coordinate dalla Procura di Reggio Calabria, avrebbero accertato che i destinatari del provvedimento sarebbero bracconieri dediti alla cattura indiscriminata di migliaia di volatili in aree boschive della Calabria. Secondo i magistrati, i sospettati avrebbero organizzato una filiera illegale per il libero commercio degli esemplari vivi in tutto il territorio nazionale e in alcuni paesi esteri. La rete avrebbe anche sviluppato canali autonomi di distribuzione di uccellagione morta destinata ai ristoranti del Nord Italia.

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