Piazza S. Carlo a Torino, pm: con più sicurezza no esiti infausti

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I magistrati della Procura di Torino sostengono che con delle misure più idonee si sarebbe potuto evitare quanto accaduto il 3 giugno 2017. Ieri l’arresto di 8 persone sospettate di aver scatenato il panico in quell'occasione

Il giorno dopo l’arresto di 8 persone per i fatti del 3 giugno del 2017 in piazza San Carlo a Torino, cominciano a emergere particolari nelle carte della Procura del capoluogo piemontese che sta conducendo le indagini su quanto accaduto durante la proiezione della finale di Champions League Juventus-Real Madrid. Secondo i magistrati, se gli addetti alla sicurezza "avessero approntato e predisposto misure idonee a salvaguardare l'ordinato svolgimento dell'evento" e l'incolumità dei partecipanti, "la condotta delittuosa" della banda di rapinatori dotati di spray urticante "non avrebbe comportato l'esito infausto", vale a dire i 1.500 feriti e il decesso di una donna. E "la moltitudine di individui  avrebbe potuto allontanarsi in pochi minuti". I dettagli emergono dal decreto di fermo di uno dei sospettati di aver scatenato il panico in piazza. Per l’accusa, il gruppo tentò di mettere a segno delle rapine spruzzando dello spray urticante proprio durante la proiezione della partita.

Le connessioni tra rapina e omissioni nella sicurezza

Il documento firmato dai magistrati oltre a una ricostruzione completa dei fatti contiene dei cenni sulle omissioni nella gestione dell'evento, oggetto di un secondo procedimento sfociato nell'invio di quindici avvisi di conclusione delle indagini. Fra i destinatari del provvedimento figurano la sindaca Chiara Appendino. I magistrati annotano che per "sicurezza" si dovevano intendere misure per "controllare che sulla piazza non fossero portati strumenti atti a ledere, come le bottiglie di vetro, nonché misure idonee a garantire un rapido deflusso delle persone in presenza di eventi perturbatori quali un gesto anticonservativo, un attentato terroristico, la condotta di uno psicopatico, malori, panico". Per i magistrati, quindi, la rapina e le "omissioni" risultano "strettamente connessi". I pm, comunque, distinguono quello che nel linguaggio dei giuristi è indicato come "elemento soggettivo". In pratica, "il comportamento degli addetti allo svolgimento ordinato della manifestazione e alla sicurezza degli spettatori è da qualificarsi come colposo", mentre la condotta dei rapinatori è stata dolosa perché finalizzata "a creare una situazione di panico".

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