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Politici spiati, il pm chiede 9 e 7 anni per i fratelli Occhionero

3' di lettura

Giulio, ingengnere arrestato il 9 gennaio 2017, è accusato di cyberspionaggio insieme alla sorella Francesca Maria. Per la Procura, i due eseguivano "una massiva attività che ha puntato a carpire dati sensibili di istituzioni, partiti politici e industrie"

La Procura di Roma ha chiesto di condannare a 9 anni Giulio Occhionero e a 7 anni la sorella, Francesca Maria, arrestati il 9 gennaio 2017 per le azioni di cyberspionaggio che hanno portato avanti dal 2001 e che il pubblico ministero ha definito "una massiva attività di spionaggio che ha puntato a carpire dati sensibili di istituzioni, partiti politici e industrie". I reati contestati ai due fratelli sono accesso abusivo a sistema informatico e intercettazione illecita di comunicazione informatica.

"Puntavano ad infettare 18mila pc"

Nel corso della requisitoria, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Roma, il pm ha spiegato che gli Occhionero hanno creato negli anni "una vera e propria rete telematica che puntava ad infettare circa 18 mila pc in modo da carpire dati sensibili all'insaputa del proprietario del computer". Secondo l'accusa sono 1935 i personal computer dei quali l'ingegner Occhionero aveva anche le password, e di cui quindi aveva il pieno controllo. Tra i pc presi di mira anche quelli della Camera e del Senato, dei ministeri degli Esteri e della Giustizia, del Pd, di Finmeccanica e della Banca d'Italia. Per i pm, i fratelli avrebbero tentato di violare anche le mail dell'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, del presidente della Bce Mario Draghi e dell'ex premier Mario Monti.

Oltre 6mila persone spiate

Secondo l'accusa, all'ingegnere Giulio Occhionero spetta la "responsabilità di avere concepito, pianificato e alimentato dal 2001 un sistema per l'acquisizione" di un numero enorme di dati. Per gli inquirenti sono oltre tre milioni e mezzo le mail carpite e 6mila le persone spiate. Occhionero avrebbe creato una rete "botnet" con la quale, grazie all'utilizzo di un virus che entrava nei computer attraverso un messaggio email, è riuscito a immagazzinare su alcuni server negli Stati Uniti dati, password e messaggi.

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