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Scritte contro Marco Biagi. Il figlio: "Lo Stato lo ha abbandonato"

Cronaca
Le commemorazioni a Bologna e le scritte sui muri a Modena

A 16 anni dalla morte del giuslavorista, ucciso a Bologna dalle nuove Brigate rosse, frasi contro di lui sono apparse sui muri della facoltà di Economia di Modena, dove insegnava. Il figlio Lorenzo sulla mancata scorta: “Il fatto che gli sia stata tolta è molto grave”

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Nel giorno del sedicesimo anniversario della morte di Marco Biagi, ucciso sotto la sua abitazione a Bologna dalle nuove Brigate rosse, alcune scritte contro il giuslavorista sono apparse sui muri di Modena: in particolare, su alcune pareti della facoltà di Economia, dove Biagi insegnava. Intanto il figlio Lorenzo, durante la cerimonia di commemorazione a Bologna, ha accusato: “Lo Stato ha abbandonato mio padre”.

Le scritte a Modena

A denunciare per primo le scritte apparse a Modena contro Biagi è stato Michele Tiraboschi, storico collaboratore del giuslavorista, che ha pubblicato le foto sui social. Una scritta recita: “Marco Biagi non pedala più, onore a Mario Galesi, onore ai compagni combattenti”. Un’altra: “1000 Biagi!”. Una condanna contro “le ingiuriose scritte comparse sui muri del Foro Boario” è arrivata da Angelo Andrisano, rettore dell'Università di Modena e Reggio Emilia, che ha parlato di "un atto di inciviltà". È “un episodio – ha aggiunto – che si iscrive in un clima di odio che da sempre accompagna in alcune frange, fortunatamente marginali, della società il ricordo di un intellettuale che ha servito con generosità lo Stato e che si è speso per l'inclusione dei giovani nel mondo del lavoro. Confidiamo che le forze dell'ordine possano individuare i responsabili di questo gesto indegno”.

Il figlio Lorenzo: “Lo Stato ha abbandonato mio padre”

All’università di Modena, dove Biagi insegnava, ci sono state commemorazioni per ricordare il professore. Una cerimonia si è svolta anche a Bologna, dove il giuslavorista viveva, a pochi metri dal luogo in cui è stato ucciso dalle nuove Br. Presente anche il figlio, Lorenzo, che è tornato sul caso della mancata scorta. “Lo Stato ha abbandonato mio padre. Mio padre aveva una scorta fino a pochi mesi prima di essere ucciso, fino al novembre del 2001. Per cui penso che il fatto che gli sia stata tolta senza motivo o comunque con una grande sottovalutazione del pericolo sia una cosa molto grave”, ha detto. “Spero - ha aggiunto – che questo non capiti più ad altre persone o altre figure come lui”. Poi ha spiegato: “Essendo una persona molto credente, non provo odio nei confronti di nessuno e neanche nei confronti degli assassini di mio padre. Però ovviamente non li perdono neanche, perché mio padre non l'ho più e questo rimarrà così per sempre”.

Il ricordo del figlio

Lorenzo Biagi ha poi ricordato il giorno in cui il padre è stato ucciso. “Quella sera io ero appena tornato a casa da una gita di classe a Mantova – ha raccontato –. Mio babbo mi aveva accompagnato in macchina la mattina al ritrovo del pullman sui viali a Bologna, era la festa del papà e mi aveva detto che ci saremmo visti la sera per festeggiarla. Mi ricordo che mi disse una frase molto dolce. Lui mi chiamava topino e mi disse: ‘Topino ci vediamo questa sera a casa per festeggiare la festa del papà’. E quella è stata l'ultima volta che l'ho visto”. “La sera – ha ricordato ancora Lorenzo Biagi tornando a quel 19 marzo di 16 anni fa – erano le 20 passate da pochi minuti. Mia madre era venuta a prendermi al pullman e dopo poco era corsa giù dalle scale perché le avevano detto che avevano ucciso qualcuno. Però in quel momento io non potevo sapere che fosse mio padre. L'ho capito quando mio fratello ha portato la bici di mio padre dentro al cortiletto di casa. Io stavo guardando dalla finestra di camera mia e ho capito che la persona uccisa era mio padre”. Per Lorenzo Biagi “è importante ricordare, perché la memoria è utile e necessaria perché tragedie come quelle di mio padre non succedano mai più”.