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Sindaco Mantova: "Archiviate le accuse nei miei confronti"

2' di lettura

Lo sfogo su Facebook del primo cittadino Mattia Palazzi dopo il falso scandalo dei messaggi hot. "E’ stata dura, ma ho avuto vicino persone splendide". Infondata l’accusa di aver chiesto favori sessuali: per i giudici gli sms erano stati falsificati dalla vittima

L’annuncio lo ha dato in un post su Facebook: "Oggi il gip ha disposto l’archiviazione del procedimento nei miei confronti per tentata concussione". Il sindaco di Mantova Mattia Palazzi (Pd) tira un sospiro di sollievo dopo il falso scandalo dei messaggi hot il cui contenuto, secondo i giudici, era stato falsificato dalla vittima, una 38enne mantovana.

Momento "durissimo"

"È stata durissima e le ferite ci sono - si è sfogato il sindaco Dem via social network - ma ho avuto la fortuna di avere vicino persone splendide". Ora arriva la parola fine sull'indagine che lo aveva coinvolto dal 22 novembre scorso, quando i carabinieri si presentarono nel suo ufficio in municipio e a casa per sequestrargli tablet, pc e telefonino.

I presunti messaggi a luci rosse

Un esposto presentato in Procura dal consigliere comunale di opposizione, aveva indotto la procura ad aprire un'indagine con l'accusa di tentata concussione continuata. Sul suo tavolo erano arrivati i tanti messaggi e foto hot che il sindaco avrebbe inviato per un anno, dal novembre 2016 al novembre scorso, alla vicepresidente di un’associazione culturale. Il sindaco sembrava chiedere favori sessuali alla donna minacciando di intralciare l'attività della sua associazione.

Il tritacarne mediatico

Da quel momento Palazzi è entrato in un tritacarne mediatico-giudiziario che lo ha costretto ad allontanarsi dalla sua città per alcuni giorni. Un breve esilio dal quale è tornato solo per partecipare a una seduta del consiglio comunale in cui, visibilmente emozionato, si è professato innocente, annunciando di voler rimanere al suo posto.

La svolta

Il 21 dicembre scorso, la svolta: la società bresciana a cui la procura aveva affidato l'incarico di esaminare i tanti messaggi scambiati dal sindaco con la donna, ha scoperto che si trattava di messaggi falsi. La 38enne mantovana, davanti al procuratore, ha ammesso di essere stata lei a falsificarli. Da presunta vittima, si è trasformata in indagata per false dichiarazioni al pm. Il giorno successivo gli inquirenti hanno chiesto l'archiviazione, giungendo alla conclusione che la chat erotica tra i due esisteva, ma ciò non aveva alcuna rilevanza penale. Infine il gip Gilberto Casari ha accolto la richiesta di archiviazione.

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