Ilva, Gentiloni: ritirare ricorso al Tar, a rischio posti di lavoro

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Appello del presidente del Consiglio al governatore Emiliano e al sindaco di Taranto: “Non mettete a rischio interventi per la bonifica ambientale”. Il governatore: "Disponibile a incontro". Due giorni fa era arrivato l'ultimatum del ministro Calenda

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha rivolto un appello al presidente della Puglia, Michele Emiliano e al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci affinché ritirino il ricorso al Tar in merito alla vicenda dell’Ilva, su cui due giorni fa c'era stato un acceso botta e risposta tra il ministro Calenda e il governatore pugliese. "Mi rivolgo al Presidente Emiliano e al Sindaco Melucci facendo appello alla loro responsabilità e alla sensibilità istituzionale che ben conosco. Vi chiedo di ritirare il ricorso al Tar e di non mettere a rischio interventi per la bonifica ambientale e il lavoro che Taranto aspetta da anni", ha chiesto Gentiloni. "Da parte del Governo c'è piena disponibilità al confronto sulle questioni che avete sollevato”, ha detto il primo ministro aggiungendo: “Conto su di voi, l'Italia e la Puglia hanno bisogno di leale collaborazione”.

Emiliano: a disposizione di Gentiloni per incontro

La replica di Michele Emiliano non si è fatta attendere. In una nota della Regione Puglia si legge che il presidente della Regione Puglia “è a disposizione del presidente del Consiglio dei ministri Gentiloni, ove voglia incontrarlo per illustrargli le ragioni del ricorso e il punto di vista della Regione Puglia sul piano industriale e sul piano ambientale dell'Ilva di Taranto. Il ricorso - prosegue la nota - ha il fine esclusivo di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori da uno stabilimento per il quale è attualmente in corso un processo penale per disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari davanti alla Corte d'Assise di Taranto e per il quale - conclude la nota - occorre impedire che le condotte di reato siano reiterate".

L'ultimatum di Calenda

Due giorni fa il ministro dello Sviluppo Economico Calenda ha lanciato un ultimatum a Emiliano e al sindaco di Taranto, che avevano presentato un ricorso e una misura sospensiva sul piano ambientale dell’acciaieria: se Comune e Regione non ritirano il ricorso al Tar sull'Ilva "il tavolo è concluso”, ha detto il ministro al termine del tavolo istituzionale. Secondo Calenda, se permanesse la misura sospensiva presentata insieme al ricorso al Tar del governatore e del sindaco sull’acciaieria, e cioè se questa misura "il 9 gennaio venisse accolta", quel giorno inizierebbe "il processo di spegnimento dell'Ilva". Poche ore dopo Emiliano aveva fatto sapere di non essere intenzionato ad accogliere la richiesta di Calenda.

La polemica Calenda-Emiliano

Calenda mercoledì ha detto: “Non posso fare assumere allo Stato la responsabilità di 2,2 miliardi di euro per pagare il conto del ricorso", riferendosi all’impugnazione al Tar di Emiliano e Melucci sul piano ambientale dell’acciaieria di Taranto. Il presidente pugliese ha poi commentato che durante la riunione “Calenda ha avuto una crisi isterica, c’è stato uno scambio di messaggi, si è alzato, ha fatto un intervento durissimo ed è andato via”. Inoltre Emiliano ha fatto sapere che “ritirare il ricorso sarebbe una grave imprudenza in quanto la Regione perderebbe l'unico mezzo che, allo stato, le consente di esercitare le prerogative costituzionalmente garantite". 

Bellanova: “Tavolo continua"

Oggi intanto si è tenuto un nuovo incontro al Mise, alla presenza della viceministra Teresa Bellanova, dei commissari straordinari e dei sindacati. Si è stabilito un nuovo calendario di incontri: la trattativa quindi continua. Il prossimo 10 gennaio è confermato il primo appuntamento al Mise poi una visita della delegazione sindacale allo stabilimento Arcelor Mittal di Gent in Belgio. La trattativa sull'Ilva "continua perché questo è il tavolo principale, quello che vede la presenza del governo con le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dell'azienda e l'amministrazione straordinaria”, ha ribadito la viceministro Bellanova aggiungendo che si vuole “provare tra fine gennaio e inizio febbraio a dare una stretta finale alla trattativa”.

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