Uccide anziani in ambulanza per favorire agenzie funebri, arrestato

3' di lettura

Fermato un infermiere di Biancavilla (Catania), è ritenuto dagli inquirenti vicino al clan mafioso Mazzaglia-Toscano-Tomasello. La morte delle vittime veniva organizzata dopo che i pazienti venivano dimessi perché in fin di vita

Avrebbe ucciso tre persone anziane e malate per poter offrire ai famigliari i servizi a pagamento di onoranze funebri. È l'accusa contestata a un barelliere di 42 anni di Biancavilla, Catania. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri di Paternò per omicidio volontario emesso dal Gip del comune etneo su richiesta della Procura locale. Le vittime, malati terminali, sarebbero state assassinate su un'ambulanza, iniettando dell'aria nel sistema sanguigno e i loro corpi sarebbero successivamente stati venduti per 300 euro a delle agenzie di pompe funebri vicine a clan mafiosi. Pratica dal quale deriva il nome dell'operazione condotta dai carabinieri: "Ambulanza della morte". Coinvolti nell'inchiesta anche altri due barellieri.

Arrestato un barelliere

L'uomo arrestato è un barelliere di 42 anni. Gli sono stati contestati tre omicidi volontari commessi, uno all'anno, dal 2014 al 2016. Nel provvedimento del Gip si sottolinea inoltre come l'attività dell'infermiere abbia "agevolato le attività illecite sia dell'associazione di tipo mafioso operante in Biancavilla e storicamente denominato clan Mazzaglia-Toscano-Tomasello, sia dell'associazione di tipo mafioso operante in Adrano denominato clan Santangelo". Le vittime sono una donna e un uomo molto anziani, e un 55enne deceduto nel 2015. Coinvolti nell'inchiesta anche altri due barellieri indagati per episodi simili, anche se la Procura non ha voluto precisare la loro attuale posizione.

Il racconto

L'indagine, "Ambulanza della Morte", era stata avviata mesi fa dalla Procura di Catania che aveva aperto un'inchiesta per omicidio dopo le rivelazioni di un collaboratore di giustizia, che sosteneva la mafia locale avesse avuto un ruolo nella vicenda. "La gente non moriva per mano di Dio", spiegò allora il collaboratore, ma per "guadagnare 300 euro, invece di 30 o 50". Secondo la sua ricostruzione, il malato terminale tornava a casa "siccome era in agonia e sarebbe deceduto lo stesso, gli iniettavano dell'aria con l'agocannula nel sangue, e il malato moriva per embolia". Approfittando del momento di grande dolore,  proponevano poi l'intervento di un'agenzia di onoranze funebri che, sottolinea il testimone, forniva loro "un regalino" da 300 euro a salma da dividere con il clan. Il pentito sostiene che "erano i boss a mettere gli uomini sull'ambulanza" e che i "soldi andavano all'organizzazione".  

Altri sette casi da valutare

Nel corso delle indagini, i carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche di diversi pazienti morti dopo le dimissioni dall'ospedale e contemporaneamente hanno ascoltato diversi testimoni e parenti delle vittime, potendo constatare l'ampiezza e la gravità del fenomeno. Attualmente gli inquirenti sono riusciti ad accertare compiutamente tre episodi imputabili al 42enne barelliere, ma ci sarebbero almeno altri sette casi che la Procura ritiene "di maggiore pregnanza processuale".

Soddisfazione da parte del sindaco di Biancavilla

Parole di elogio per il lavoro delle forze dell'ordine sono arrivate dal sindaco di Biancavilla, Pippo Glorioso. Il primo cittadino ha espresso "la soddisfazione dell'Amministrazione comunale per la brillante operazione che ha fatto luce su una vicenda inquietante, con crimini su anziani e malati, che ha turbato e segnato profondamente il nostro territorio".

Data ultima modifica 21 dicembre 2017 ore 18:54

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