Smartphone a scuola, tra divieti e proposte didattiche: che ne pensi?

Cronaca
Foto di archivio (Getty)
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La Francia ha annunciato che da gennaio sarà vietato l’uso del telefono in classe, mentre in Italia, dove il divieto esiste già dal 2007, il ministro Fedeli ha aperto nei mesi scorsi alla possibilità di usare i telefonini durante le lezioni. Ma non mancano le critiche

di Daniele Troilo

Cellulari in classe, sì o no. La Francia non ha dubbi e, come promesso dal presidente Macron in campagna elettorale, li vieterà a partire dal prossimo anno. L’annuncio lo ha dato il ministro dell’Istruzione francese pochi giorni fa in un’intervista televisiva: “A partire da gennaio non sarà più possibile avere lo smartphone acceso in classe”.

Alleato o fonte di distrazione?

Un tema delicato, sul quale esperti e pedagogisti si sono espressi negli ultimi tempi con opinioni non sempre concordanti. Da un lato c’è chi ritiene che il telefonino in classe possa essere un valido alleato per la didattica, dall’altro chi lo considera una semplice fonte di distrazione per gli alunni. Per non parlare dei rischi legati ai fenomeni di cyberbullismo, di cui la cronaca ci ha restituito molti esempi negli ultimi anni.

Italia, dal divieto al possibile uso per la didattica

In Italia l’uso degli smartphone in classe è vietato dal 2007, quando una circolare dell’ex ministro Fioroni (secondo governo Prodi) sosteneva che “l’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente”. Le cose però potrebbero presto cambiare. A settembre il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli si è detta favorevole al loro utilizzo e ha anche istituito una commissione “di saggi” con il compito di stabilire le linee guida per l’uso dei telefonini a scopo didattico. 
 

Dibattito aperto, tra pro e contro

L’esito del lavoro della commissione - che si è insediata in autunno ed è composta da esperti di pedagogia digitale, esponenti del mondo accademico e docenti che si occupano di digitale - dovrebbe essere presentato tra qualche settimana, a gennaio. Ma in questi mesi il dibattito sui cellulari in classe non si è fermato. L’opinione dell’ex sottosegretario all’Istruzione (ora alla Salute) Davide Faraone (Pd), che considera il divieto “un atteggiamento fuori dal tempo”, si scontra con quella di numerosi pedagogisti.
Per Daniele Novara, che ha criticato sin da subito la svolta del ministro Fedeli, “la tecnologia a scuola diventa una risorsa se usata collettivamente. Se usata individualmente schiaccia gli alunni nell'isolamento e nella distrazione, sottraendoli all'apprendimento sociale condiviso coi compagni”. Più possibilista lo scrittore e maestro Franco Lorenzoni: “Se è uno strumento che moltiplica le domande è buono, se è un rispostario è inutile”. Ma ritiene comunque che l’uso dei telefoni sia da vietare per i più piccoli: “Con lo schermo non ti sporchi, non fai rumore: diventa solo una comodità per la scuola”.

Fedeli: smartphone facilita apprendimento

Per il ministro Fedeli invece lo smartphone “è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata”. Già, ma come governarla? Una cosa è certa: così come non sarà facile gestire un eventuale via libera ai cellulari in classe,  allo stesso modo non sembra impresa da poco farne rispettare il divieto. Anche in Francia, dove in vista del nuovo corso, qualcuno comincia a chiedersi: a chi spetterà far rispettare le regole?

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