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Stalking, 1 donna su 5 che lascia il compagno è vittima dell'ex

Una manifestazione contro la violenza sulle donne a Roma (Ansa)
4' di lettura

Un quinto di chi rompe la relazione con il proprio fidanzato o marito rischia di subire una qualche forma di persecuzione. La violenza è in calo ma aumentano gli episodi gravi e le denunce

Se una donna lascia il proprio fidanzato, marito o convivente ha oltre 20 possibilità su 100 di diventare vittima di stalking. Una percentuale che viene definita "inquietante" dalla statistica sociale Linda Laura Sabbadini nel corso di un'audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e la violenza sulle donne.

I dati del fenomeno

Un uomo su cinque non accetta la fine di una relazione e si rende protagonista di episodi di stalking. Un dato che "fa pensare all'esistenza di un problema più ampio che riguarda, da parte dei maschi, la gestione delle relazioni e la loro interruzione", ha detto ancora Linda Laura Sabbadini. I numeri del fenomeno, stando agli ultimi dati diffusi dall'Istat sul proprio portale dedicato, sono d'altronde davvero rilevanti.

Persecuzione e isolamento

Le donne italiane che hanno subito una qualche forma di persecuzione sono tante. Nel 70% dei casi gli episodi sono ripetuti nel corso della stessa settimana, nel 58% dei casi vanno avanti per mesi mentre nel 20 per cento dei casi proseguono addirittura per più di un anno. Come ha detto sempre la statistica Sabbadini, alle donne vittime di stalking non viene offerto abbastanza aiuto e "vivono una condizione di isolamento: il 78% non si rivolge ad alcuna istituzione o servizio specializzato, il 15% chiede aiuto alle forze dell'ordine, il 4,5% ad un legale, solo l'1,5% a strutture ad hoc".

Aumentano gli episodi più gravi

Complessivamente, la violenza contro le donne è diminuita ma sono aumentati gli episodi più gravi e il numero delle denunce. "L'unico, vero aiuto per definire le reali dimensioni di un fenomeno che resta in larga parte sommerso arriva dalle indagini Istat del 2006 e del 2014, in attesa di quella prevista per il 2019", ha spiegato ancora Sabbadini davanti alla commissione parlamentare. Si stima infatti che solo l'11,8% delle vittime denunci una violenza subita dal partner o da un ex, lo 0,7% i ricatti subiti sul luogo di lavoro, il 12,5% una violenza fisica, il 16% una violenza sessuale, il 17% uno stupro o un tentato stupro.

Rapporto intimo con il persecutore

Le italiane che hanno subito nella loro vita una violenza fisica o sessuale sono 6 milioni e 788 mila. Il numero degli stupri negli ultimi anni è rimasto sostanzialmente stabile e molto spesso il persecutore è conosciuto molto bene dalla vittima. Nel 62,7% dei casi infatti l'aguzzino è il partner attuale o un ex e solo nel 6% dei casi uno sconosciuto. Se il fenomeno nel suo complesso appare in calo a crescere è l'efferatezza delle violenze. "La percentuale delle vittime che ammette di 'aver avuto paura per la propria vita' - sottolinea Sabbadini - è salita dal 18,8 al 34,5%".

Cresce la consapevolezza

Seppur ancora bassa, la consapevolezza delle vittime fa registrare un aumento "incoraggiante". È infatti raddoppiata la quota di donne che considera la violenza come un reato. A preoccupare è invece il fenomeno della cosiddetta "violenza assistita": "Il 64% delle vittime ammette che uno o più episodi sono avvenuti davanti a dei figli minori, e molte delle donne confessa di non denunciare proprio per tutelare la famiglia quando invece è provato che i minori che hanno assistito a violenze hanno maggiori probabilità di esserne a loro volta autori da adulti", ha aggiunto la statistica.

Donne disabili più a rischio

Per quanto riguarda la composizione delle vittime non si segnalano differenze tra donne italiane e straniere, anche se queste ultime "sono più esposte a violenze gravi e più propense alla denuncia". Le più a rischio in assoluto sono invece le disabili, "soggetti vulnerabili di cui ci si approfitta largamente", ha concluso Sabbadini.

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