Rifiutarono la chemio per la figlia malata, genitori assolti

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Il giudice ha prosciolto la coppia di coniugi perché il fatto non sussiste. La 17enne aveva deciso di non sottoporsi alla chemioterapia preferendo metodi alternativi

Il fatto non costituisce reato. Con questa motivazione sono stati prosciolti i genitori della ragazza che il 29 agosto del 2016 è morta di leucemia dopo aver rifiutato la chemioterapia.

"La scelta spetta sempre al paziente"

La coppia di coniugi era accusata di omicidio colposo e la procura di Padova aveva chiesto il loro rinvio a giudizio ma, secondo quanto stabilito dal gup (giudice dell'udienza preliminare), scegliere se praticare o meno la chemioterapia è una facoltà che rientra nella libertà di cura, anche se il paziente è minorenne. Era stata infatti proprio la giovane, che si era ammalata di leucemia linfoblastica acuta quando aveva 17 anni, a decidere di non sottoporsi alle cure che le avevano consigliato i medici dell'ospedale di Schiavonia e del reparto di Oncoematologia pediatrica dell'Azienda ospedaliera di Padova.

La medicina alternativa di Hammer

La giovane aveva scelto di fare ricorso a metodi riconducibili alla medicina alternativa del medico tedesco Hammer, sostenitore della tesi secondo cui i tumori e le leucemie altro non sono che un riflesso fisico di traumi psicologici. La ragazza aveva dunque rifiutato la chemioterapia che secondo i medici le avrebbe dato ottime possibilità di guarigione.

L'inchiesta dei magistrati di Padova

Accompagnata dai genitori, si era rivolta a una clinica di Bellinzona, in Svizzera, presentando anche un memoriale di 20 pagine scritte a mano in cui motivava la sua scelta, spiegando di non credere nella validità delle terapie tradizionali e di essere anzi sicura che queste l'avrebbero solo danneggiata. Pochi giorni dopo aver compiuto i 18 anni la ragazza è morta e i magistrati di Padova hanno aperto un'inchiesta nei confronti dei genitori della giovane per omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento. Secondo l'accusa, infatti, madre e padre della ragazza avrebbero convinto la figlia a rifiutare le cure tradizionali, provocandone di fatto la morte.

La decisione del giudice

Nell'udienza del 10 ottobre il procuratore aggiunto di Padova Valeria Sanzari aveva chiesto il rinvio a giudizio dei due genitori che sono stati però prosciolti dal gup in quanto il fatto non sussiste. I due, che al momento della lettura del dispositivo si sono lasciati andare a un lungo pianto, avrebbero infatti agito in buona fede. A pesare sul giudizio anche la relazione del giudice del Tribunale dei minori che aveva riconosciuto la maturità della ragazza dopo averla incontrata.

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