Rubavano il gasolio in Libia e lo vendevano in Europa: sgominata banda

Cronaca

Nove persone sono state arrestate in un'operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Catania. Nel giro d'affari erano coinvolti anche miliziani libici e alcune società con sede a Malta

Gli uomini della guardia di Finanza di Catania hanno scoperto e sgominato una banda dedita al riciclaggio di gasolio, che veniva prima sottratto da una raffineria libica e poi immesso sul mercato italiano ed europeo. Nove gli arresti effettuati dai militari del Comando provinciale di Catania, a conclusione di un'indagine coordinata dalla Procura distrettuale Etnea. Contestata l'aggravante mafiosa per la presenza nell'organizzazione di un uomo ritenuto vicino alla cosca mafiosa dei Santapaola-Ercolano.

I passaggi del gasolio trafugato

Il gasolio veniva trafugato dalla National Oil Corporation, la compagnia petrolifera libica, nei pressi della raffineria di Zawyia, a 40 chilometri ad ovest di Tripoli. Questo veniva poi trasportato via mare in Sicilia sotto la scorta di milizie libiche armate, dislocate nella fascia costiera confinante con la Tunisia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, infatti, l'organizzazione, avendo il controllo delle acque antistanti i porti libici di Abu Kammash e Zwarah, consentiva a delle navi cisterna di rifornirsi del gasolio, che veniva trasportato da piccoli pescherecci appositamente modificati per questo scopo. Alcune di queste navi effettuavano poi un successivo trasbordo nella zona al largo di Malta su imbarcazioni appartenenti a società maltesi, cui spettava il compito di trasportare il gasolio nei porti italiani per conto della Maxcom Bunker, società con sede legale a Roma, attiva nel commercio all'ingrosso di prodotti petroliferi e di bunkeraggio delle navi. Nell'arco di un anno, i militari sono riusciti a documentare oltre 30 viaggi, che hanno permesso all'organizzazione di importare oltre 80 milioni di chili di gasolio per un valore d'acquisto di circa 30 milioni di euro. Nei loro viaggi, le barche disattivavano il dispositivo di identificazione per non essere scovate dalle autorità.

La distribuzione sul territorio nazionale

Giunto in Italia, il gasolio veniva poi miscelato in uno dei depositi fiscali della Maxcom di Augusta, Civitavecchia e Venezia prima di essere immesso sul mercato interno ed europeo, ad un prezzo simile a quello dei prodotti ufficiali pur essendo di qualità inferiore. In alcuni casi, le fiamme gialle catanesi sono riuscite a tracciare la destinazione finale del gasolio che veniva immesso in Campania e Sicilia. L'indagine ha permesso così di smascherare un'associazione a delinquere che si serviva di distributori stradali "compiacenti". A questi – situati soprattutto in Catania e provincia - veniva venduto del gasolio "extra-rete". Un sistema che, secondo quanto rivelato dagli inquirenti, permetteva la sistematica evasione dell'Iva, con un mancato incasso per le casse dello stato di oltre 11 milioni di euro. Gli ideatori del traffico illecito, per ostacolare la ricostruzione dei passaggi materiali, documentali e finanziari collegati al commercio di gasolio si sarebbero serviti di un articolato sistema di società fittizie, disposte su più livelli. 

Nove arresti

Le indagini hanno portato all'arresto di nove persone: sei sono finite in carcere, mentre tre sono ai domiciliari. Tra i soggetti finiti in carcere figurano l'amministratore delegato della Maxcom Bunker Spa ed un libico, fuggito dal carcere nel 2011 - dove stava scontando una condanna per traffico di droga - con la caduta del regime di Gheddafi. Parte integrante della componente maltese dell'organizzazione è invece un catanese di 45 anni, indicato da alcuni collaboratori di giustizia come vicino alla cosca mafiosa degli Ercolano. Motivo per cui la Procura distrettuale etnea ha contestato l'aggravante mafiosa.

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