Mafia, Palermo: arrestati amministratore giudiziario e quattro imprenditori

Cronaca
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Il proprietario di un centro commerciale, grazie a un prestanome, avrebbe continuato a gestire la struttura nonostante fosse stata precedentemente sottoposta a sequestro

Ha continuato a gestire il suo centro commerciale di Carini (in provinci di Palermo) nonostante fosse stato confiscato dalla magistratura. Adesso però l'imprenditore, noto nella zona come "il re dei detersivi", è stato arrestato. Agli arresti domiciliari sarà invece costretto l'amministratore giudiziario che era stato nominato dal tribunale per gestire il centro commerciale espropriato. In manette anche altri tre imprenditori. Le accuse sono, a vario titolo, intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.  

Le intercettazioni

Gli arresti sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, che ha ha sequestrato beni per 3 milioni di euro. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Salvo De Luca e dai pm della Dda Roberto Tartaglia e Annamaria Picozzi. Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno permesso di scoprire che, nonostante l'affidamento all'amministratore giudiziario, l'imprenditore fosse ancora "il reale 'dominus' del centro commerciale", spiegano gli investigatori delle Fiamme gialle. Mentre, afferma il gip, "l'amministrazione giudiziaria era ridotta a mero simulacro". Il "re dei detersivi", infatti, manteneva il controllo di tutti gli aspetti gestionali: dalle buste paga dei dipendenti alla scelta dei fornitori. Una situazione che l'amministratore giudiziario conosceva bene, ma per la quale non poneva rimedio: "Lo so, lo so, lui neanche dovrebbe metterci piede lì. Secondo lei perché io ho affittato questo posto? Perché non ci voglio combattere", diceva all'interlocutore che lo sollecitava a prendere provvedimenti per evitare le ingerenze. L'uomo era stato nominato amministratore giudiziario da Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale, poi indagata per corruzione nell'ambito di un'inchiesta sulla cattiva gestione dei beni confiscati. La Saguto aveva imposto all'amministratore giudiziario una serie di obblighi e controlli sulle attività dell'imprenditore che l'amministratore non aveva rispettato. Motivo per cui la Procura condanna all'uomo anche la violazione del provvedimento del magistrato.

La confisca dello scorso marzo

Processato e assolto dall'accusa di concorso in associazione mafiosa, il proprietario del centro commerciale è ritenuto vicino al clan mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. L'assoluzione, però, non gli ha evitato le misure di prevenzione. Lo scorso marzo, i giudici palermitani hanno posto i sigilli al suo patrimonio: immobili, società e conti dal valore di 450 milioni di euro. Secondo i magistrati, l'ascesa del "re dei detersivi" risulterebbe "associata alla costante capacità di meritare la fiducia di numerosi esponenti di spicco della consorteria tanto da inserirsi a pieno titolo tra i riciclatori del denaro di una delle famiglie mafiose più radicate nel tessuto economico della città come quella dell'Acquasanta". Nel provvedimento di confisca, l'imprenditore veniva definito "socialmente pericoloso" e su di lui era imposta la sorveglianza speciale per tre anni e sei mesi. Proprio in questo periodo, l'uomo avrebbe continuato a controllare uno dei suoi centri commerciali, attraverso l'affito della struttura a un prestanome.

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