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Veleni Pfas, cosa sono e quali sono i rischi

4' di lettura

Hanno proprietà idro e olio repellenti per questo sono utilizzati soprattutto nell’industria degli arredi e del vestiario. Studiati attentamente solo negli ultimi anni, si sono rivelati pericolosi per la salute 

Sono note con l’acronimo di Pfas le sostanze perfluoro alchiliche che da decenni avvelenano le falde acquifere del Veneto. Si tratta di una classe di composti chimici utilizzati in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi. Studiati attentamente solo negli ultimi anni, i Pfas si sono rivelati pericolosi per la salute riproduttiva, ma anche per la loro capacità di aumentare nelle persone esposte il livello di colesterolo e aumentare il rischio di alcuni tumori.

Le proprietà

I Pfas sono costituiti da una catena alchilica idrofobica completamente fluorurata che può essere di varia lunghezza. Questa struttura chimica fornisce alle molecole elevata stabilità termica e chimica, rendendoli resistenti alla maggioranza dei processi naturali di degradazione, sia aerobica sia anaerobica, comprese fotolisi e idrolisi. I Pfas più diffusi sono l’acido perfluoroottanoico (Pfoa), il quale ha numerose applicazioni sia industriali sia commerciali. Un altro esempio è l’acido perfluorottanosulfonato (Pfos), impiegato nelle schiume degli estintori.

L’utilizzo nell’industria

A partire dagli anni cinquanta, si sono diffusi in tutto il mondo, utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all'acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa.  Sono impiegati, per esempio, per fabbricare le pellicole antiaderenti delle padelle, la carta da pizza, la sciolina dei fondisti.

I rischi per la salute

I Pfas si accumulano nell’ambiente e, attraverso l’acqua e gli alimenti, anche negli organismi viventi, uomo compreso, risultando tossici ad alte concentrazioni anche se non ci sono dati certi sugli effettivi rischi per la salute. Gli effetti tossici più frequentemente osservati sono: la restrizione della crescita fetale (o basso peso alla nascita) che è stata concordemente dimostrata sia negli animali che nell’uomo; alcuni tumori (cancro del rene, della prostata, della mammella, della vescica, linfomi e leucemie); diabete; aumento del colesterolo e sue conseguenze (ictus cerebrale, infarto cardiaco), ipertensione arteriosa, aumento dell’acido urico, colite ulcerosa, malattie della tiroide; riduzione degli spermatozoi nel maschio, infertilità maschile e femminile. Nel 2006 l’Unione Europea ha introdotto restrizioni all’uso del PFOS, da applicarsi a cura degli Stati membri. Per le acque potabili non sono ancora definiti e non esistono limiti di concentrazione nella normativa nazionale ed europea.

L’inquinamento delle acque in Veneto

Nel 2013 una ricerca sperimentale su potenziali inquinanti “emergenti”, effettuata nel bacino del Po e nei principali bacini fluviali italiani dal CNR e dal Ministero dell’Ambiente, ha segnalato la presenza anche in Italia di sostanze perfluoro alchiliche in acque sotterranee, acque superficiali e acque potabili. L’ARPAV, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, ha individuato l’area di maggiore contaminazione nelle province di Vicenza, Verona e Padova, un'area con circa 350mila abitanti. L’analisi sul sistema degli scarichi fognari del territorio interessato ha messo in evidenza che le concentrazioni più alte provenivano dal depuratore di Trissino; tra le principali fonti da cui avevano origine le quantità di PFAS scaricate in fognatura vi era la MITENI S.p.A.. La messa in sicurezza effettuata a luglio 2013, in base all’articolo 245 del D.Lgs. 152/06, consisteva in tre pozzi barriera e in un sistema di depurazione costituito da due gruppi di filtri a carbone attivo. Alcuni dirigenti della presente e della passata gestione di Miteni risultano indagati, dalla Procura di Vicenza, per reati ambientali. Nel caso venissero confermate le ipotesi di reato a carico di Miteni, l'azienda dovrebbe coprire i costi delle bonifiche e altre richieste di risarcimento.

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