Consip, la difesa di Romeo: "Mai conosciuto Tiziano Renzi"

Cronaca
Francesco Carotenuto, Giovanni Battista Vignola, Alfredo Sorge, i tre avvocati che rappresentano Romeo mentre entrano a Regina Coeli 6 marzo 2017 a Roma

L'imprenditore campano, interrogato nel carcere di Regina Coeli, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia. I suoi difensori hanno depositato una memoria. La Procura di Roma, dopo le ripetute fughe di notizie, ha revocato le indagini ai carabinieri del Noe e aperto un fascicolo contro ignoti

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Alfredo Romeo, l'imprenditore campano arrestato per corruzione nell'inchiesta Consip (cos'è e come funziona Consip: la scheda), nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia che si è svolto oggi al Regina Coeli.

 

Romeo non risponde al Gip - I difensori di Romeo annunciano intanto di aver depositato una memoria, e già prima dell'inizio dell'interrogatorio avevano affermato davanti alle telecamere che il loro assistito "ribadisce di non aver mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato Tiziano Renzi o gente legata all'entourage dell' ex presidente del Consiglio".

 

 

Contanti e il pizzino -  Secondo l'accusa, Romeo avrebbe dato centomila euro al dirigente Consip Marco Gasparri al fine di per aver informazioni e 'dritte' sulle gare d'appalto. Da chiarire anche il 'pizzino' che sarebbe stato recuperato dalla spazzatura del suo ufficio in cui compaiono la lettera 'T' puntata preceduta da "30 mila euro mese": per i pm è Tiziano Renzi, padre dell'ex premier. Presto potrebbe essere sentito anche l'ex deputato di An Italo Bocchino, anche lui indagato.

 

Fuga di notizie –  Intanto tiene banco la fuga di notizie, sulla quale indaga la procura di Roma, per ora contro ignoti. Una situazione che è costata la delega all'indagine al Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri. I pm romani hanno anche avviato una serie di procedimenti: rischiano i pubblici ufficiali che hanno avuto a che fare con l'inchiesta e che potrebbero aver infranto il segreto istruttorio. Sono finiti sui giornali anche degli omissis dell'indagine sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione, con in ballo appalti per 3 miliardi di soldi pubblici. Un procedimento che vede indagati anche un ministro, il comandante dei carabinieri e il padre dell'ex premier. Saranno i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, che ereditano l'indagine dal Noe, ad accertare chi abbia fatto le 'soffiate' alla stampa e a indagati e persone coinvolte.

 

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