Ilva, stop dal tribunale alla produzione

Cronaca

Il gip di Taranto: "Gli impianti sotto sequestro dovranno essere risanati ma senza prevedere alcuna facoltà d'uso". Immediata la reazione dell'azienda: impugneremo l'ordinanza. Pd: "Decisione preoccupante"

L'Ilva dovrà risanare i sei impianti dell'area a caldo sequestrati per disastro ambientale "senza prevedere alcuna facoltà d'uso" degli stessi "a fini produttivi".
Lo ha ribadito il gip di Taranto Patrizia Todisco in un provvedimento notificato all'Ilva dai Carabinieri del Noe di Lecce, nel quale si specifica il ruolo dei custodi giudiziari e amministratori e ci si richiama all'ordinanza del Tribunale del Riesame del 7 agosto scorso, che ha confermato i sigilli.
La risposta dell'Ilva non si è fatta attendere. Il presidente, Bruno Ferrante, ha dato mandato di "impugnare immediatamente" il provvedimento, ed ha "convocato il consiglio di amministrazione della società per le determinazioni conseguenti".

Tra Ilva e Procura della Repubblica di Taranto, dunque, si apre un nuovo fronte giudiziario. Il ricorso al Tribunale del Riesame contro il provvedimento del gip sarà depositato dai legali dell'Ilva tra lunedì 13 e martedì 14 agosto prossimi, mentre si è in attesa delle motivazioni dell'ordinanza con la quale il Riesame ha confermato il decreto di sequestro.
Il nuovo provvedimento del gip fa seguito ad una relazione depositata da uno dei quattro custodi, l'ing. Barbara Valenzano, con la quale si chiedeva tra l'altro al giudice di specificare ruoli e compiti in questa fase delicatissima per lo stabilimento siderurgico. E il gip, nel giro di poche ore, ha messo nero su bianco. L'ingegner Valenzano (che per gli aspetti tecnico-operativi legati al risanamento degli impianti è affiancato da altri due ingegneri, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento) sarà gestore e responsabile degli interventi sugli impianti e dell'attuazione dei monitoraggi, con potere di spesa (previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria) per le aree sottoposte a sequestro. Bruno Ferrante, presidente dell'Ilva e nominato dal Riesame anche lui custode e amministratore degli impianti sequestrati per le questioni amministrative, dovrà svolgere le funzioni di datore di lavoro per l'intero stabilimento e sarà responsabile dell'attuazione delle prescrizioni e delle procedure per l'ottenimento dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) ma per gli impianti non sequestrati.

Nel provvedimento il gip sottolinea la "grave e attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria" di Taranto provocata dalle emissioni dell'Ilva, e sollecita custodi e amministratori - così come aveva già fatto il Riesame - ad adottare "tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e ad eliminare le stesse". Ogni settimana custodi e amministratori dovranno relazionare al gip sull'attività svolta. Il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, augurandosi che prosegua il percorso di risanamento degli impianti Ilva, si è detto molto preoccupato dal fermo della produzione. "Se venisse fermata la produzione industriale dell'Ilva, l'attività di risanamento sarebbe molto difficile. Le esperienza passate degli ultimi venti anni in Italia dimostrano che i siti industriali chiusi poi non hanno più ripreso la loro attività".
"Credo che la drammaticità del momento imponga a tutti gli attori di questa vicenda di dare un contributo di chiarezza e di responsabilità" ha commentato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. "Gravissima" viene definita dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, la decisione dell'Ilva di impugnare il provvedimento del gip. Provvedimento definito invece "preoccupante" dal responsabile economia del Pd, Stefano Fassina, con il quale polemizza il responsabile Welfare e Lavoro dell'Idv, Maurizio Zipponi, che giudica "incomprensibile" la posizione del Pd. "Preoccupazione" viene espressa dal segretario nazionale Fim Cisl, Marco Bentivogli, che chiede di riqualificare senza fermare la produzione dell'acciaio.
Sostengono invece il provvedimento del gip gli ambientalisti Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, e Fabio Matacchiera, del Fondo Antidiossina Taranto. "Il grande inganno è finito. O l'azienda adotta le migliori tecnologie o chiude l'area a caldo, come ha fatto a Genova. Basta con il teatrino delle ambiguità".

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