Boni, parla un indagato: "Soldi per Lega e Forza Italia"

Cronaca
Davide Boni (Fotogramma)

Nell’interrogatorio davanti ai pm, Gilberto Leuci, per l’accusa il mediatore tra politici e imprenditori, tira in ballo il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, sotto inchiesta per corruzione: "Per fare affari necessario passare da lui"

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(In fondo all'articolo tutti i video sul caso Boni)

Nuove accuse contro Davide Boni, il presidente del Consiglio regionale della Lombardia indagato per corruzione nell'ambito di un'inchiesta su un presunto giro di tangenti nel comune di Cassano d'Adda.
"Sto seguendo la cosa con grande attenzione e grande amarezza - dice ai microfoni di SkyTG24 il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni (guarda il video) - Nei prossimi giorni Davide Boni dimostrerà la sua innocenza",
Intanto ad inguaiare Boni è Gilberto Leuci, anche lui un indagato nella stessa inchiesta (secondo l'accusa faceva da mediatore tra politici e imprenditori). E che, davanti ai pm di Milano, ha messo a verbale: "Nel corso di un incontro che ho intrattenuto con l'amministratore delegato della Serenissima Sgr, lo stesso mi rappresentò che era a conoscenza del fatto che per montare affari immobiliari in Lombardia era necessario fare un passaggio da Boni".
Boni, presidente del consiglio regionale lombardo, si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda e la segreteria politica della Lega Nord gli ha confermato la fiducia del partito. Boni è indagato insieme ad un'altra decina di persone tra cui l'immobiliarista Luigi Zunino, ed è accusato di aver intascato tangenti in cambio di appalti, per poi girare i soldi al partito.

Tirati in ballo anche Lega e Pdl - Leuci ha affermato che "soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta di Cassano d'Adda, in particolare Forza Italia e Lega Nord". Nel suo interrogatorio dello scorso novembre davanti ai pm di Milano, che indagano su un "sistema" di presunte tangenti in cambio di appalti, Gilberto Leuci avrebbe anche detto che Boni e il suo portavoce Dario Ghezzi, anch'egli coinvolto nell'inchiesta e che nei giorni scorsi ha lasciato l’incarico di capo della segreteria, erano i politici dai quali si doveva passare per fare affari in Lombardia. 

Dodici le operazioni sospette - "Posso dire – ha proseguito Leuci nel suo interrogatorio - che le operazioni che io ho montato a Cassano, sulle quali ho percepito denaro dagli imprenditori, denaro che oggi ho girato a Michele Ugliola trattenendo la mia parte, sono circa 12. Posso quantificare in circa un milione e mezzo di euro la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni".
Nell'ambito della stessa inchiesta, l'architetto Ugliola - che sta collaborando con i magistrati - è finito ai domiciliari lo scorso maggio e dalle sue dichiarazioni e da quelle di una fonte interna al Carroccio si è giunti al coinvolgimento di Boni. “Io e Ugliola trattenevamo generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute valutando la quota trattenuta caso per caso", aggiunge Leuci. "La quota da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla ai politici". "Non so indicare un esponente politico preciso per quanto riguarda il partito Forza Italia, mentre posso indicare Boni e Ghezzi come politici di livello più alto, con cui aveva stretti rapporti Ugliola, da cui avevamo copertura".   

Dai pm anche l’ex consigliere Paoletti - Le presunte tangenti erano una sorta di "approvvigionamento" per "sostenere i costi della campagna elettorale" di Boni. Lo ha messo a verbale invece l'ex consigliere provinciale milanese della Lega, Marco Paoletti, interrogato nell'inchiesta che vede il presidente del Consiglio regionale, Davide Boni, accusato di corruzione. Paoletti ha raccontato che un altro esponente leghista, Dario Ghezzi, gli disse: "Tu pensa a portare i voti che il resto ce lo aspettiamo da Michele", ossia Ugliola, il presunto collettore delle mazzette.

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