Milano, il "box-gate" e la cultura del fare... male

Cronaca
La "voragine" per il parcheggio interrato di piazza Novelli. L'enorme buco è stato tappato qualche mese fa, ma se ne scaverà un altro per il secondo lotto di lavori
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Tempi raddoppiati, cause per danni, prezzi per gli acquirenti lievitati: la storia dei parcheggi sotterranei dura ormai da otto anni. E non si vede la fine

Tutti i "buchi" per i box: LE FOTO

di Cristina Bassi

Non c’è milanese che non alzi gli occhi al cielo alla parola “parcheggi”. La storia infinita dei box sotterranei è una ferita aperta non solo in decine di strade e piazze cittadine, ma anche nell’orgoglio meneghino della “cultura del fare”. Lo ammette sconsolato un edicolante esasperato da cinque anni di cantiere nella sua piazza: “Con la vicenda dei parcheggi abbiamo piuttosto dimostrato cos’è la cultura del fare male”. Tutto è cominciato nel 2002, otto anni e un’amministrazione fa. Quando finirà? Ci sono tabelle dei lavori ancora in corso che riportano la data del 2013. Ma i casi della Darsena (sei anni di disagi per non farne più nulla), di via Ampère (cinque anni di ritardi e condomini lesionati), di via Sammartini (box finiti da un anno ma ancora sbarrati perché oggi costano quasi il 50 per cento in più di quando sono stati cominciati) hanno intaccato parecchio la fede dei cittadini nelle tabelle ufficiali. Il Piano parcheggi porta il marchio di Gabriele Albertini, allora sindaco e commissario straordinario per l’emergenza traffico e oggi possibile candidato per le elezioni comunali della prossima primavera con un presunto “terzo polo” formato da Fli e Udc, e del suo assessore-ingegnere Giorgio Goggi.

La “fame” di posti auto dei milanesi, e delle migliaia di persone che ogni giorno raggiungono la città per lavoro, giustificò un piano del valore di un miliardo e mezzo di euro per scavare autosilo fin nel cuore della città. Attirando in centro ancora più macchine, fecero subito notare i critici. Albertini diede il via alla costruzione di 60 mila posti e il Comune cedette gratuitamente quasi 200 tra piazze e vie ai costruttori privati. Il sistema utilizzato per gli appalti era il project financing. Vale a dire: Palazzo Marino stipula una convenzione con la società costruttrice, non sborsa denaro pubblico per i lavori e i proventi dei parcheggi vengono suddivisi tra azienda e Comune. Alla prima va il ricavato dalla vendita dei box privati, al secondo quello dei posti pubblici a rotazione. Sulla carta una soluzione ottimale, ma le disfunzioni vengono a galla quasi subito. La prima riguardava l’assegnazione degli appalti, che premiava pochi grossi gruppi: le imprese della Legacoop, quella di Daniele Cucchi, la Quadrio Curzio, la Borio Mangiarotti.

Ci si accorge inoltre che la collaborazione pubblico-privato ha i suoi limiti, soprattutto se il pubblico, cioè il Comune, non vigila sulla regolarità di progetti e cantieri. I ritardi nei lavori dilatano i tempi dai due-tre anni previsti fino a sette-otto, le opere si allargano raddoppiando la propria estensione e le convenzioni permettono ai costruttori di aumentare i prezzi dei box per “lavori e intoppi imprevisti”. Si aggiunge lo scandalo dei componenti della Commissione di controllo, che sono funzionari comunali ma vengono pagati per fare rispettare le regole dalle stesse aziende costruttrici. Senza contare che in alcuni casi i cantieri rendono più da fermi che da attivi, grazie ai mega cartelloni pubblicitari, i cui proventi vanno metà al Comune e metà all’azienda.

I cittadini hanno risposto con cause civili e penali, comitati di protesta, blog. E la giunta Moratti? L’attuale sindaco ha più o meno esplicitamente preso le distanze dal piano albertiniano, di fatto però i cantieri sono andati avanti e in qualche caso, come in piazzale Lavater, la nuova amministrazione ha ridato vigore alle procedure nonostante le proteste dei residenti. È nato il Pup, il Piano urbano per i parcheggi, molti vecchi progetti sono stati portati avanti, alcuni terminati, altri sospesi. “Dall’inizio del mandato a oggi – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Bruno Simini – abbiamo completato 53 autosilo, per un totale di 12 mila posti auto, ulteriori 12 opere finiranno entro un anno. Nel 2008 si è insediata una nuova Direzione parcheggi, le regole per le convenzioni sono state riscritte e sono applicate anche agli appalti già assegnati”. Anche il nodo dei Comitati di vigilanza è stato affrontato dopo la pessima esperienza della scorsa amministrazione: i commissari ora vengono pagati dal Comune.

La mappa dei cantieri:


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