Il Papa: "Il sacerdozio non serva al potere personale"

Cronaca
20091224 - ROMA - REL - PAPA: RINUNCIAMO ALLA VIOLENZA, ARMI SIANO VERITA' E AMORE. 

Papa Benedetto XVI ieri sera durante la celebrazione della Santa Messa di Natale. ''Rinunciamo alla 

violenza, e usiamo solo le armi della verita' e dell'amore'': lo ha detto papa Benedetto XVI durante la messa della notte di Natale a S. Pietro, invitando a ''guardare Dio'', e ad imparare da lui ''la bonta'' e ''l'umilta'', ''vera grandezza''. Un ennesimo appello alla pace, che si esprime, a Natale, nell'immagine di Dio che si fa presente agli uomini in forma di bambino. ''Tale e' la novita' di questa notte - ha detto il Papa

- la Parola puo' essere guardata, poiche' si e' fatta carne''. Ma ''il segno di Dio'', ''che viene dato ai pastori e a noi, non e' un miracolo emozionante. Il segno di Dio - ha sottolineato il pontefice - e' la sua umilta'''. Un Dio che si fa ''piccolo'', diventa ''bambino'', ''si lascia toccare e chiede il nostro amore''.

ANSA/ALESSANDRO DI MEO/DRN

Inchiesta grandi appalti, avviso di garanzia della procura di Perugia per l'arcivescovo di Napoli Sepe e l'ex ministro Lunardi. Dura Omelia di Benedetto XVI. Il cardinale: "Pronto a collaborare. Dopo calvario c'è resurrezione"

Una dura requisitoria contro quegli ecclesiastici che usano il sacerdozio per acquisire potere e prestigio personale, per soddisfare le "proprio ambizioni" e raggiungere un proprio successo e' stata fatta oggi da Papa Benedetto XVI durante la messa a San Pietro per l'ordinazione di 14 nuovi preti della diocesi di Roma. Sullo sfondo delle parole del Papa inevitabile non pensare anche alla vicende giudiziarie che stanno investendo la passata gestione della Congregazione vaticana per l'Evangelizzazione dei popoli, ex Propaganda Fide, e i sospetti di un uso politico e improprio di beni della Chiesa.

La difesa del cardinale Sepe - Quanti martiri ci sono, anche oggi, che in nome della verità e in nome di Cristo rimangono fedeli al suo Vangelo, che vengono torturati, che vengono umiliati e disprezzati. Ma noi che possediamo il Signore, noi che siamo coerenti con la nostra fede non dobbiamo aver paura. Perché, anche nel momento della sofferenza, dopo quel calvario ci sarà la luce della resurrezione". Così il Cardinal Sepe nell'omelia domenicale durante la messa nella chiesa di Sant'Onofrio dei Vecchi a Napoli. Sono le prime parole pronunciate in pubblico dall'arcivescovo dopo la notizia dell'avviso di garanzia per corruzione.

Il cardinale conferma di essere disponibile ad essere ascoltato dai magistrati di Perugia: e' l'indicazione che trapela dal suo staff. Nessun ricorso, dunque, a questioni procedurali legate al possesso da parte dell'arcivescovo di un passaporto diplomatico. Secondo lo staff non c'e' ancora una data fissata per l'interrogatorio, in ogni caso il mutato status giuridico di Sepe - passato nelle ultime ore da persona informata dei fatti a indagato - non ha inciso sulla volonta' del cardinale di "chiarire tutto" ai pm. I suoi piu' stretti collaboratori, che lo hanno incontrato stamane, confermano "l'assoluta serenita"' di Sepe legata alla consapevolezza di "aver sempre agito rettamente e secondo coscienza".

Il Vaticano: stima e solidarietà a Sepe - Il Vaticano - per bocca del suo portavoce padre Federico Lombardi - ha espresso oggi la sua "stima" e "solidarieta"' al cardinale Crescenzio Sepe, in "questo momento difficile". "Anzitutto - ha detto Lombardi in una dichiarazione alla Radiovaticana diffusa anche in Sala Stampa - desidero dire una parola di stima e di solidarieta' per il cardinale Sepe, in questo momento difficile". "Il cardinale Sepe e' una persona che ha lavorato e lavora per la Chiesa e per il popolo che gli e' affidato in modo intenso e generoso, e ha diritto ad essere rispettato e stimato", ha aggiunto.

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