Cambiamento climatico, il piano europeo per l’energia pulita

Ambiente

Alberto Giuffrè

L’obiettivo dell’Unione europea è azzerare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Ecco come si arriverà a questo obiettivo e che ruolo avrà il recovery fund

Zero e 2050. Quando parliamo di “decarbonizzazione” dobbiamo tenere a mente queste due cifre. Sì perché il 2050 è l’orizzonte temporale fissato dall’Unione europea per l’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica. Ma cosa vuol dire decarbonizzare? Di fatto, ridurre le quantità di Co2 e quindi passare a modi alternativi per produrre energia. Quelli fino ad ora dominanti che partono dalla combustione di gas, petrolio e carbone sono infatti la principale causa delle emissioni di anidride carbonica e quindi dell’effetto serra che provoca l’innalzamento delle temperature.

Gli obiettivi degli accordi di Parigi

La strada che porta al 2050 inizia sei anni fa a Parigi. I Paesi che sottoscrivono gli accordi si impegnano a mantenere l'aumento della temperatura media globale “ben al di sotto” della soglia di 2 gradi oltre i livelli preindustriali e di limitarne l’incremento a 1.5. L’Europa aderisce in blocco - come unico soggetto - e assume il ruolo di guida mettendo in piedi un piano complesso e ambizioso: il “Green Deal”.

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La pandemia ha accelerato i piani di decarbonizzazione. Bruxelles ha deciso di innalzare gli obiettivi intermedi: la riduzione delle emissioni entro il 2030 dovrà essere del 55% rispetto ai livelli del 1990Obiettivi più ambiziosi dell’iniziale 40%, che avranno un effetto di tipo rifondativo sul modo stesso in cui intendiamo molti settori produttivi. Insomma, quella transizione che avrà un impatto sul tessuto socioecomico e che per essere agevolata potrà contare su almeno 100 miliardi di euro. Soldi che arrivano dal cosiddetto “Just transition fund”, nato proprio per non lasciare nessuno indietro.

Cosa farà l’Italia

L’Italia in tutto questo punta a un graduale abbandono del carbone a favore di un mix basato su una quota crescente di rinnovabili e sul biogas di cui il nostro Paese è il quarto produttore mondiale. Una transizione che passa anche dalla realizzazione di impianti sostitutivi e da nuove infrastrutture. Progetti a cui contribuirà anche il “Recovery fund”, il cui 37% delle risorse dovrà essere destinato proprio alla trasformazione.

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