La ricerca - che ha coinvolto oltre 30 ricercatori e ricercatrici da tutta Europa - rivela che, secondo le simulazioni, entro la fine del secolo fino al 25% delle foreste europee potrebbe andare incontro a un cambiamento della specie dominante. Con potenziali ripercussioni sulla biodiversità, sulla capacità di assorbimento del carbonio, sulla produttività forestale e più in generale sulla fornitura di servizi ecosistemici
Il cambiamento climatico potrebbe modificare profondamente gli equilibri competitivi tra le principali specie arboree europee, favorendo alcune latifoglie decidue e penalizzando molte conifere che oggi dominano vaste aree del continente. Nello scenario climatico più severo, circa 96 milioni di ettari di foreste europee potrebbero sperimentare un cambiamento della specie dominante entro il 2100. Lo ha rivelato uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment a pochi giorni dalla Giornata sulla Biodiversità che ricorre il 22 maggio.
L'analisi su oltre 135 milioni di anni-simulazione forestale
La ricerca - che ha coinvolto oltre 30 ricercatori e ricercatrici da tutta Europa tra cui, per l’Italia, Alessio Collalti e Daniela Dalmonech dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Isafom) - rivela che, secondo le simulazioni, entro la fine del secolo fino al 25% delle foreste europee potrebbe andare incontro a un cambiamento della specie dominante, con potenziali ripercussioni sulla biodiversità, sulla capacità di assorbimento del carbonio, sulla produttività forestale e più in generale sulla fornitura di servizi ecosistemici. Per investigare come il clima possa alterare i rapporti di forza tra gli alberi, il team ha utilizzato tecniche avanzate di deep-learning addestrate su oltre 135 milioni di anni-simulazione forestale, derivati da 17 modelli ecologici di processo sviluppati in diversi Paesi europei - spiega il Cnr - Il sistema di intelligenza artificiale è stato quindi utilizzato per proiettare su scala continentale come cambierà la competitività di nove tra le specie forestali più importanti d’Europa in differenti scenari climatici futuri. Il lavoro rappresenta una delle più estese analisi mai realizzate sulla competizione tra specie forestali in Europa.
Le foreste stanno cambiando gli equilibri ecologici
I risultati mostrano che sei delle nove specie forestali analizzate perdono competitività sotto scenari di cambiamento climatico, incluse tutte le principali conifere sempreverdi studiate. In particolare, specie chiave per la selvicoltura europea come abete rosso, abete bianco e pino silvestre mostrano un declino della propria forza competitiva, soprattutto nelle porzioni più calde e aride del loro areale. Al contrario, specie decidue come faggio e farnia mostrano in molti contesti una maggiore capacità di mantenere o addirittura incrementare la propria competitività.
“Le foreste europee non stanno semplicemente reagendo al cambiamento climatico in termini di crescita o mortalità: stanno cambiando gli equilibri ecologici che determinano quali specie riescono a prevalere nel lungo periodo - ha spiegato Alessio Collalti, ricercatore del Cnr-Isafom, responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale e coautore dello studio. "La perdita di competitività di una specie rappresenta un segnale precoce di possibili cambiamenti nella composizione delle foreste, con conseguenze dirette sulla loro capacità di accumulare carbonio, utilizzare l’acqua e sostenere la biodiversità”.
“Questo lavoro dimostra quanto sia importante integrare modelli ecologici di processo, dati climatici e intelligenza artificiale per comprendere la risposta degli ecosistemi forestali ai cambiamenti globali - aggiunge Daniela Dalmonech, ricercatrice del Cnr-Isafom - Le foreste sono sistemi complessi e coglierne le dinamiche richiede strumenti capaci di osservare contemporaneamente processi biologici, climatici e interazioni tra specie su scale spaziali molto ampie”.