Viticoltura sostenibile in Sicilia, l’esempio di Baglio di Pianetto

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L’azienda siciliana fondata nel 1997 ha fatto dell’attenzione all’ambiente un valore prima che diventasse una necessità. Con 160 ettari in tre zone diverse dell’isola, sfrutta le differenze del territorio per la produzione dei suoi vini. Dalla concimazione dei terreni all’architettura delle cantine, tutto è condotto e progettato per rispettare l’ecosistema

L’agricoltura italiana è sempre più sostenibile. La filiera continua a dimostrarsi centrale nel percorso di transizione ecologica, intrapreso anche sulla scia del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. All’interno dell’ampio settore agricolo si inserisce quello della viticoltura, fondamentale non solo per l’economia del Paese ma anche per il contributo che sta dando alla ricerca di equilibri attenti all’ecosistema. Dalla seconda edizione del rapporto AGRIcoltura100, promosso da Confagricoltura e Reale Mutua e basato su dati raccolti nel 2021, emerge come il 54,8% delle imprese vitivinicole abbia raggiunto livelli di sostenibilità definibili alti o medio-alti. C’è chi, anche prima che l’attenzione all’ambiente diventasse necessaria alla luce dei cambiamenti climatici, aveva fatto di questi valori il suo scopo. Produzione biologica e sostenibilità sono da sempre alla base della filosofia di Baglio di Pianetto, azienda vinicola fondata nel 1997 dal Conte Paolo Marzotto e radicata nel territorio siciliano.

I vini del territorio

Sono due le Tenute di Baglio di Pianetto, agli angoli opposti dell’isola. Una, Tenuta Pianetto, si trova nell’entroterra di Santa Cristina Gela, a poca distanza da Palermo. L’altra è Tenuta Baroni, tra Noto e Pachino. A queste si aggiunge un terzo areale sul versante Nord dell’Etna, dove l’azienda collabora con Cantine Valenti di Passopisciaro. Ad altitudini e territori diversi corrisponde una marcata valorizzazione delle potenzialità produttive siciliane. “Il Conte Paolo, che ricordava sempre come una fortuna aver potuto iniziare questa avventura in Sicilia, era fermamente convinto fosse imprescindibile un approccio improntato sempre sul rispetto del territorio”, spiega l’amministratore delegato dell’azienda, Francesco Tiralongo. A Santa Cristina Gela la viticoltura è quella di alta collina, tra monti boscosi e piccole radure. I vini - Merlot, Petit Verdot, Grillo, Catarratto, Insolia, Viognier e Cabernet Sauvignon - qui beneficiano degli effetti combinati di esposizione, altitudine, venti ed escursione termica. A Tenuta Baroni, 50 metri sul livello del mare con terreni sabbiosi e calcarei e temperature miti, sono i vitigni autoctoni i protagonisti: Nero D’Avola, Frappato, Moscato. Fa eccezione il Syrah che, dagli altri sul mercato, si distingue per le connotazioni particolari legate alla vicinanza con il mare. Dall’Etna arrivano invece i due vini Etna DOC “Fermata 125”, un bianco da uve Carricante in purezza e un rosso da Nerello Mascalese al 100%.

Francesco Tiralongo
Francesco Tiralongo, amministratore delegato di Baglio di Pianetto

Viticoltura sostenibile

Le Tenute hanno attraversato e completato un processo di completa conversione in regime biologico, come richiesto dal regolamento europeo del 2013. Non un’imposizione ma “un’opportunità”, dice Tiralongo. Il patrimonio agricolo di Baglio di Pianetto conta 160 ettari, di cui 110 in produzione. L’approccio sostenibile dell’azienda, già messo nero su bianco dal 2016 con le relative certificazioni, si concretizza in diversi aspetti. La coltivazione biologica, ad esempio. La concimazione dei terreni avviene attraverso la tecnica vegetale del sovescio: sostituisce i concimi chimici e migliora le qualità organiche del terreno, prevenendone al tempo stesso l’erosione. C’è poi la struttura architettonica delle cantine di Tenuta Pianetto, costruite a piani sfalsati con sviluppo verticale. Viene così sfruttata la forza di gravità lungo tutto il processo di lavorazione dell’uva. Ampie camere d’aria scavate tra le pareti interne delle cantine e la montagna che le ospita permettono poi di garantire la termoregolazione naturale agli ambienti, con conseguente risparmio energetico. Il processo produttivo per caduta evita l’uso di pompe, diminuendo ancora il consumo di energia, e rispetta la materia prima, senza stressare l’uva, i mosti e il vino lungo le varie fasi che attraversano. A Santa Cristina di Gela si recuperano le acque piovane. Le si riutilizza così per l’irrigazione delle vigne, grazie a un bacino artificiale a fondo della valle dove si trova la Tenuta. La presenza di un impianto fotovoltaico di terza generazione da 256,6 Kwp garantisce l’autosufficienza della produzione e l’abbattimento delle emissioni di CO 2, per un risparmio di 184.488 kg di anidride carbonica all’anno.

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