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Giornata mondiale dell'orso polare: una specie sempre più a rischio

Ad oggi nel mondo si contano tra i 20 e i 25 mila esemplari di orso polare (foto: Getty Images)
4' di lettura

Il 27 febbraio si celebra l'evento di sensibilizzazione dedicato a questo mammifero minacciato sia dall'inquinamento ma anche dal riscaldamento globale, che sta riducendo ogni anno il suo habitat avvicinandolo pericolosamente all'estinzione

Ogni anno il 27 febbraio si celebra la Giornata mondiale dell'orso polare, organizzata dall'associazione Polar bears international. L'evento è finalizzato a sensibilizzare l'opinione pubblica in merito alle nuove sfide da affrontare per salvare questo mammifero, la cui sopravvivenza è minacciata sempre di più dall'inquinamento e dagli effetti negativi del cambiamento climatico. Primo fra tutti il riscaldamento globale che sta riducendo a ritmi preoccupanti l'habitat di questa specie, rappresentato in particolare dai ghiacci artici.

Nome e caratteristiche

Il nome scientifico dell'orso polare è "Ursus maritimus" che letteralmente significa "Orso del mare". È il più grande carnivoro terrestre del nostro pianeta che può arrivare a pesare fino a 680 chilogrammi, per una lunghezza massima di tre metri. Il suo mantello bianco è costituito da peli idrorepellenti in grado di trattenere il calore. Al di sotto della cute, l'orso polare ha circa 10 centimetri di grasso che lo proteggono dal freddo. Ha 42 denti molto affilati, con un paio di canini più grandi di quelli del Grizzly, 30 centimetri di larghezza della zampa e tre palpebre per proteggersi dal rigore del clima. L'orso polare è anche un grande nuotatore, capace di raggiungere fino ai 10 chilometri orari di velocità. Anche sulla terra ferma, però, è un predatore molto rapido che può arrivare a toccare i 40 chilometri orari. Il colore della pelle, al di sotto del pelo bianco, è nero, mentre la sua lingua è blu.

Habitat e alimentazione

I ghiacci marini del Polo Nord, secondo le stime del Wwf, ospitano 19 popolazioni di orso polare, distribuite, in particolare, tra Canada, Alaska, Russia, Isole Svalbard (Norvegia) e Groenlandia. Nel mondo si contano ad oggi tra i 20 mila e i 25 mila esemplari. L'orso polare predilige le calotte polari e le banchise, da dove riesce a cacciare più facilmente. Questo carnivoro si trova in cima alla catena alimentare dell'ecosistema artico e si nutre principalmente di foche. In assenza di queste prede, le fonti alternative di cibo nella sua dieta sono rappresentate da renne, piccoli roditori, molluschi, pesci, uova, alghe e bacche. Più raramente cacciano beluga (una specie di cetaceo bianco) e trichechi adulti. Gli orsi polari cercano di sfruttare soprattutto i mesi primaverili ed estivi per accumulare le riserve di grasso necessario a superare i lunghi e rigidi inverni del suo habitat, durante i quali il cibo scarseggia.

La minaccia del cambiamento climatico

La minaccia principale alla sopravvivenza dell'orso polare è costituita dagli effetti negativi del cambiamento climatico. Tra questi c'è senza dubbio il riscaldamento globale che sta togliendo sempre più spazio all'habitat della specie. L'aumento delle temperature, infatti, riduce i ghiacci marini che sono necessari agli orsi polari per cacciare. Durante l'estate, la superficie di oceano artico che rimane ghiacciata è sempre più piccola e costringe questi mammiferi a lunghe ed estenuanti nuotate per trovare cibo e rifugio. L'allarme era già stato lanciato un anno fa da uno studio pubblicato su Science, secondo il quale gli orsi polari non sarebbero più in grado di procurarsi prede a sufficienza per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. A causa del restringimento dei ghiacci marini, dovuto appunto al riscaldamento globale. Orsi denutriti hanno, inoltre, un tasso di riproduzione più basso, mentre i cuccioli non riuscirebbero a sopravvivere anche perché le madri che allattano non hanno immagazzinato abbastanza grasso.

I pericoli dell'inquinamento

L'inquinamento rappresenta un'altra grave minaccia all'incolumità degli orsi polari, soprattutto perché questi mammiferi si trovano in cima alla catena alimentare. Per questa ragione rischiano di ingerire una grande quantità di sostanze tossiche presenti lungo gli anelli della catena. Fra i più pericolosi agenti inquinanti diffusi negli habitat degli orsi polari ci sono i Pops (inquinanti organici persistenti), capaci di rimanere inalterati nell'ambiente per diversi anni. Si tratta di sostanze chimiche, in gran parte vietate, ma che vengono ancora utilizzate in maniera più o meno legale. Queste interagiscono con il sistema ormonale degli organismi viventi provocando danni a diverse funzionalità tra cui quella riproduttiva. Una ricerca del 2017 condotta dall'Università Bicocca di Milano aveva evidenziato che sarebbero proprio i cuccioli di orsi polari i più minacciati dai Pops, con un rischio di circa tre ordini di grandezza superiore rispetto alla soglia di sicurezza. Negli orsi polari, infine, più che in altre specie, queste sostanze avrebbero causato il moltiplicarsi di casi di ermafroditismo.

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