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Wwf, il bilancio 2018 delle specie a rischio

La tigre ha mostrato per la prima volta nell'ultimo secolo un trend positivo toccando i 3890 esemplari (Getty Images)
4' di lettura

Cresce per la prima volta, dopo decenni, la popolazione del gorilla di montagna. Segnali di speranza anche per la tigre, mentre resta critica la situazione di leone africano, elefante di foresta e orso polare

Il 2018 è stato un anno di luci e ombre per la biodiversità globale. In un generico contesto negativo - tra il 1970 e il 2014 i vertebrati hanno registrato un declino del 60%, secondo il Living Planet Report 2018 - arrivano anche buone notizie per alcune specie a rischio come il gorilla di montagna e la tigre. Resta invece critica la situazione per il leone africano, l'elefante di foresta e l'orso polare.

Biodiversità in declino

Secondo i dati Living Planet Report 2018 presentati dal Wwf, la biodiversità a livello globale continua a registrare un rapido declino. In soli 50 anni, infatti, sarebbe scomparso più del 20% della superficie delle foreste dell'Amazzonia, mentre gli ambienti marini del mondo avrebbero perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. "L'anno che si avvia alla conclusione - ha detto la presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi - ci lascia insoddisfatti perché, a livello globale, è mancato di un vero scatto in avanti rispetto alle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e alla difesa della biodiversità". "Nemmeno il preoccupatissimo allarme lanciato dall'ultimo rapporto sul cambiamento climatico pubblicato dall'Ipcc - ha aggiunto - è riuscito a fare aprire gli occhi ai decisori politici segnalando l'urgenza di un cambio di paradigma nel modo in cui gestiamo l'energia, i suoli, l'industria, le costruzioni, i trasporti e le città". A livello internazionale, però, il quadro non è totalmente negativo. Buone notizie, infatti, sono arrivate dalle aree protette: il Parco Nazionale Serranía de Chiribiquete in Colombia è diventato il più grande parco tropicale della foresta pluviale del pianeta. ll Wwf ha, inoltre, collaborato con associazioni Inuit nell'Artico orientale per tutelare dallo sfruttamento per l'estrazione di petrolio e gas un'area di conservazione marina di 11 milioni di ettari.

Buone notizie per gorilla e tigri

Per quello che riguarda le specie animali a rischio, in questo 2018, la popolazione del gorilla di montagna ha dato segnali di ripresa. Per la prima volta da decenni, infatti, sarebbe riuscita a superare i mille esemplari, quando appena 10 anni fa erano 680 quelli censiti. Numeri positivi anche per la tigre. Grazie a continue politiche di conservazione, la popolazione di questo felino ha mostrato per la prima volta nell'ultimo secolo un trend positivo toccando gli attuali 3.890 esemplari rispetto ai 3.200 stimati nel 2010. In Nepal la popolazione sarebbe addirittura vicina a raddoppiare rispetto all'ultimo censimento del 2010. Proprio sul finire del 2018, inoltre, è arrivata una buona notizia per la balenottera comune (Balaenoptera physalus). Questa specie ha registrato un aumento della popolazione tale da spingere la Iucn a diminuire la categoria di minaccia a "vulnerabile".

Soffrono leoni, elefanti e orsi polari

La situazione resta invece molto critica per leoni, elefanti e orsi polari. La popolazione del leone africano (Panthera leo) è passata da 200mila esemplari ai 20mila stimati oggi in appena un secolo. Anche nel 2018, poi, nella classifica delle specie più a rischio continua ad esserci l'elefante di foresta (Loxodonta cyclotis) che, dal 2002 ad oggi, avrebbe subito un declino della popolazione del 70% circa. Nel 2018, però, è entrato in vigore il bando al commercio di avorio domestico in Cina mentre Regno Unito e Paesi Bassi hanno già votato misure simili. Wwf Young, la nuova rete di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, ha raccolto 40mila firme per chiedere una misura analoga anche in Italia. Infine, la specie che sembra soffrire maggiormente gli effetti negativi del cambiamento climatico è l'orso polare (Thalassarctos maritimus). Il riscaldamento globale sta pesantemente intaccando il suo habitat, mentre le stime dei prossimi 35 anni parlano di un declino del 30% della popolazione a causa dello scioglimento dei ghiacciai.

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