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Collisione Corsica, Wwf: "Bocche di Bonifacio area ad alto rischio"

3' di lettura

L'incidente tra due imbarcazioni al largo dell'isola francese accende l'allarme su quell'area di mare. L'associazione ambientalista avverte: "Ogni anno 3.500 navi in zona, uno scontro lì sarebbe un disastro". SPECIALE SKY - UN MARE DA SALVARE

La recente collisione tra due navi al largo della Corsica poteva diventare un vero e proprio disastro. Lo sostiene il Wwf, che lancia l'allarme sulla zona delle Bocche di Bonifacio, lo stretto che separa l'isola francese dalla Sardegna. Secondo l'associazione ambientalista, se l'incidente fosse avvenuto lì, a poche miglia di mare di distanza dal luogo effettivo dello scontro, avrebbe comportato gravissime conseguenze all'arcipelago della Maddalena. (SPECIALE SKY – UN MARE DA SALVARE)

L'allarme sulla Maddalena

"Nonostante il meccanismo di sicurezza legato a Ramogepol si sia immediatamente attivato, cosa sarebbe successo se la collisione fosse avvenuta all'interno dello Stretto di Bonifacio, un'area estremamente fragile che continua ad essere esposta ad un traffico estremamente elevato?", chiede la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi. "Avremmo avuto un disastro ambientale in grado di mettere a rischio uno dei patrimoni naturali del nostro Paese, compresa l'area marina de La Maddalena".

Alto traffico marittimo

Secondo il Wwf, l'area delle Bocche di Bonifacio, una tra le zone paesaggisticamente più belle e ricche di biodiversità del Mediterraneo, è ad alto rischio. Il motivo è l'elevato volume di traffico di navi di ogni genere, comprese imbarcazioni con carichi pericolosi come petroliere, chimichiere e gasiere. Dalle analisi del Bonifacio Strait Pilotage System, spiega l'associazione ambientalista, emerge che in media ogni anno attraversano lo stretto di Bonifacio 3.500 navi. Tra queste il 10% sono francesi, il 26% italiane e il 64% battenti altre bandiere.

Mancato rispetto delle raccomandazioni

Almeno una cinquantina di navi, secondo il Wwf, non rispetta le raccomandazioni dell'Imo (International Maritime Organization) sulle aree ad alto rischio. "Nell'attesa che venga fatta piena chiarezza sulla collisione tra la motonave tunisina Ulisse e la portacontainer Cls Virginia che, per fortuna, non ha provocato morti, è evidente che la prima vittima di queste situazioni è l'ambiente marino - si legge nella nota dell'associazione - con un traffico marittimo annuale stimato a 220.000 navi mercantili, la navigazione commerciale è particolarmente intensa nel Mediterraneo occidentale. Questo vale anche per il Santuario Pelagos (l'area protetta a livello internazionale dove è accaduto l'incidente) e le sue frontiere, dove sono presenti 2 degli 8 "nodi di concentrazione del traffico marittimo" (Genova e Marsiglia) individuati nell'intero bacino e una trentina di collegamenti al giorno assicurati da non meno di 8 compagnie di trasporto passeggeri tra la terraferma, la Corsica e la Sardegna".

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