Nepal, tigri raddoppiate dal 2009: merito del governo e di DiCaprio

Ambiente
Un esemplare di tigre (foto di repertorio - Getty Images)
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Dalle 121 del 2009 la popolazione è salita a 235 esemplari: numeri resi possibili dall'impegno finanziario di molte istituzioni, tra cui la fondazione dell'attore di Hollywood

Le tigri in Nepal tornano a crescere. Secondo i dati diffusi dal Wwf e dal governo di Katmandu, gli esemplari presenti sul territorio erano 121 nel 2009: ora sono quasi raddoppiati, arrivando a 235. Tutto merito dell'impegno di istituzioni locali e Fondazioni internazionali come quella creata da Leonardo DiCaprio.

Un impegno costante

Le tigri sono state censite dal Nepal tra novembre 2017 e aprile 2018 nel Terai Arc Landscape (TAL), una vasta area transfrontaliera che comprende diversi importanti habitat condivisi con l'India. Per questa operazione sono state utilizzati software specializzati nella stima dell'abbondanza e distribuzione delle tigri sul territorio, nonché delle più comuni fototrappole. "Il nostro impegno per il piano d'azione per la conservazione della tigre continua, - ha dichiarato Bishwa Nath Oli, segretario del Ministero delle foreste e dell'ambiente -. Proteggere le tigri è una priorità assoluta per il governo, le forze dell'ordine, le comunità locali e la comunità internazionale".

L'impegno di DiCaprio

"Il Nepal è stato un leader negli sforzi per raddoppiare le tigri all'interno dei suoi confini e serve da modello per la conservazione della biodiversità in Asia e nel mondo", ha detto Leonardo Di Caprio, membro del consiglio del WWF-USA e presidente dell'omonima Fondazione che ha finanziato il programma di conservazione della tigre nel Bardia National Park in Nepal e altrove dal 2010. Oggi ci sono meno di 4.000 esemplari di tigre in Asia, minacciate costantemente dal bracconaggio e dall'erosione dell'habitat naturale a causa dell'opera dell'uomo. A maggio di quest'anno il paese ha celebrato un altro importante traguardo naturalistico: ha raggiunto i 365 giorni di "bracconaggio zero" ai danni dei rinoceronti tra il 2011 e il 2018.

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