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Ocean Cleanup system, al via la macchina mangia-rifiuti

3' di lettura

Brevettato dalla no-profit "Ocean Cleanup" il nuovo dispositivo da 20 milioni di dollari potrebbe liberare gli oceani da 87 tonnellate di plastica in un anno. Partita la prima fase di test dalle acque di San Francisco, California - Lo Speciale SKY UN MARE DA SALVARE  

Un gigantesco braccio galleggiante in grado di raccogliere dal mare fino a 68 tonnellate di plastica. È la scommessa da 20 milioni di dollari della Ocean Cleanup, organizzazione no-profit olandese che lo scorso 8 settembre ha lanciato negli Stati Uniti il suo ambizioso sistema di pulizia dell'oceano.

Il braccio supertecnologico

L'obiettivo a cui si punta è quello di metà della cosiddetta "Great Pacific Garbage Patch", l'ammasso di spazzatura tra California e Hawaii che comprende circa 1,8 trilioni di detriti sparsi, incluse 87mila tonnellate di plastica. Durante un periodo di prova, il nuovo braccio pulitore (chiamato Ocean Cleanup system) opererà per due settimane nelle acque di San Francisco, California, per poi raggiungere il mare aperto a circa 1200 miglia nautiche a largo della costa. Secondo quanto spiegato dai suoi inventori, il nuovo supertecnologico dispositivo è formato da una grande struttura senza equipaggio lunga circa 609 metri, dotata di luci ad energia solare, sistemi anticollisione, videocamere, sensori e antenne satellitari in grado di comunicare continuamente la posizione della grossa barriera artificiale.

Un "Pac-man" del mare

Il sistema, che dovrebbe entrare a regime in mare aperto dalla metà di ottobre, funziona sfruttando l'energia della corrente marina, del vento e delle onde. L'idea prevede che dopo essersi staccato dal rimorchiatore che lo traina, il grosso braccio raccoglitore sfrutti la corrente per assumere forma di "U" e inglobare la plastica. Una specie di "Pac-Man" dei mari, hanno detto i suoi inventori facendo riferimento al noto videogioco. Una volta catturata, la plastica verrebbe trasportata nuovamente sulla terraferma per essere smistata, riciclata e impiegata per la produzione di nuovi oggetti. Dalla loro vendita, infine, verranno raccolti fondi per continuare a finanziare nuovi progetti. Il 24enne Boyan Slat, l'inventore e imprenditore olandese che ha fondato Ocean Cleanup, ha sostenuto che, in caso di riuscita, l'obiettivo è quello di creare entro i prossimi cinque anni dozzine di nuovi bracci in modo da ripulire metà del Great Pacific Garbage Patch.

L'incognita sulla fauna marina

L'unica, importante, incognita è al momento quella che riguarda la fauna marina. Il braccio è infatti dotato di una gonna impenetrabile che dalla superficie dell'acque scende a circa 3 metri di profondità per funzionare come raccoglitore. L'organizzazione no-profit ha confermato che la vita marina sarebbe in grado di aggirare l'ostacolo passando al di sotto della barriera. Per George Leonard, capo scienziato dell'Ocean Conservancy rimane, però, "la preoccupazione che non si possa rimuovere la plastica senza rimuovere la vita marina allo stesso tempo". Intervistato dal New York Times, lo scienziato ha aggiunto: "Sappiamo dall'industria ittica che se metti qualsiasi tipo di struttura in mare aperto, agisce come un dispositivo di aggregazione del pesce". Il pericolo, in pratica, è che il piccolo pesce, attratto dalla nuova struttura, possa a sua volta attirare pesci più grandi, creando una "intera comunità ecologica" attorno al macchinario. Per sapere se l'ipotesi rappresenti una vera minaccia non resta che aspettare la fine dei test tra due settimane.

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