I rifiuti farmaceutici mettono a rischio la salute globale dei fiumi

La comunità scientifica lancia l'allarme sull'inquinamento dei fiumi prodotto dai farmaci (Archivio Getty Images)
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In occasione della European Geosciences Union di Vienna alcuni scienziati hanno dichiarato che, entro il 2050, l'inquinamento nei bacini fluviali potrebbe aumentare di due terzi

Tra plastica e inquinamento, i fiumi del mondo sono in forte sofferenza: dal congresso dell'European Geosciences Union di Vienna arrivanno notizie allarmanti. Come riporta il Guardian, tra i rifiuti che ostruiscono il sistema fluviale mondiale ci sarebbero anche quelli di origine farmaceutica che, secondo le prime stime, potrebbero addirittura aumentare di due terzi prima del 2050.

La minaccia farmaceutica ai fiumi

Secondo le analisi presentate da Francesco Bregoli, un ricercatore del Delft Institute for Water Education in Olanda citato dal quotidiano britannico, una larga parte dell'ecosistema è potenzialmente minacciato dalle alte concentrazioni di farmaci nelle acque. Tra le sostanze intercettate attraverso un nuovo metodo di tracking messo a punto dal team di Bregoli, ci sono tracce di analgesico, antibiotici, ormoni, farmaci psichiatrici e antistaminici. Queste sostanze, come ad esempio gli interferenti endocrini, hanno provocato cambi di sesso in anfibi e pesci.

Gli elementi che determinano la diffusione

Bregoli e il suo team hanno messo a punto un modello informatico per analizzare la propagazione dei farmaci nei fiumi, sia allo stato attuale sia per il futuro. Questo strumento prende in considerazione tre elementi: densità della popolazione, vendite farmaceutiche e sistema fognario. Per documentare la dispersione dei farmaci nell'ecosistema fluviale è stato preso come esempio più eclatante il diclofenac, un farmaco antinfiammatorio molto comune. Sono stati messe a confronto le misurazioni di 1.400 punti nel mondo. La maggior parte di questi dati provengono da Europa e Stati Uniti, ma i picchi di inquinamento da diclofenac si trovano in America Latina Africa e Asia, a causa degli scarsi trattamenti delle acque reflue.

La piaga diclofenac

Bregoli e il suo team hanno scelto il diclofenac, un farmaco anti-infiammatorio non steroideo, per evidenziare l'alta pericolosità della presenza e della capacità di diffusione dei medicinali nell'ecosistema acquatico. Questa sostanza è stata definita una minaccia ambientale sia dall'Unione Europea sia dall'Us Environmental Protection Agency. Ad esempio, il suo uso veterinario ha portato una specie di avvoltoi sulla soglia dell'estinzione nel subcontinente indiano. Oltre 10mila chilometri di coste in tutto il mondo sono avvelenate da alte concentrazioni di diclofenac, ben oltre i 100 nanogrammi per litro stabiliti dall'Europa. In tutto il mondo si consumano ogni anno 2.400 tonnellate di questo farmaco. Molte centinaia di tonnellate restano tra i rifiuti umani e solo una parte molto piccola di questo quantitativo (il 7%) è filtrato dagli scarichi. Il 20% è assorbito dall'ecosistema e il resto finisce negli oceani. La tecnologia da sola non basta: secondo Bregoli, bisogna ripartire anche da una sostanziale riduzione dei consumi.

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