Clima, allarme Wwf: nel Mediterraneo a rischio la metà delle specie

Foto d'archivio (Getty Images)
3' di lettura

Se non si ridurranno le emissioni di CO2, entro la fine del secolo diverse aree della terra rischiano di vedere dimezzata la loro biodiversità. E' quanto emerge da uno studio condotto dall'organizzazione ambientalista insieme alle università East Anglia e James Cook

Entro la fine del secolo il Mediterraneo rischia di perdere la metà delle specie se nel mondo non si ridurranno le emissioni di CO2. L'allarme arriva dallo studio condotto dal Wwf insieme all'università britannica dell'East Anglia e all'australiana James Cook University. Pubblicato sulla rivista "Climatic Change", lo studio ha esaminato la situazione del Mediterreaneo nell'ambito di una ricerca più ampia sull'impatto del riscaldamento su 80mila specie di piante e animali in 35 aree del pianeta ricche di biodiversità. 

Le specie più a rischio sono le tartarughe marine

Un aumento di 2 gradi centigradi della temperatura globale, il massimo consentito dall'accordo di Parigi sul clima, nel Mediterraneo metterebbe a rischio quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate, si legge nello studio. Senza un taglio alle emissioni di gas serra, con il termometro che salirebbe di 4,5 gradi, sparirebbe invece metà della biodiversità. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine, in primis la Caretta caretta, e i cetacei.
In occasione dello studio, pubblicato a 10 giorni dall'Earth Hour (l'Ora della Terra) che ricorre il 24 marzo, il Wwf Italia sottolinea la necessità di politiche volte a ridurre le emissioni di CO2 per contenere il cambiamento climatico.
In particolare, l'associazione ambientalista chiede al prossimo governo di approvare subito gli strumenti regolatori e legislativi per chiudere le centrali a carbone entro il 2025, e di definire il Piano nazionale clima ed energia e la Strategia di decarbonizzazione a lungo termine. 

Le aree più colpite

Le aree che risulterebbero più colpite dall'aumento delle temperature sono i Boschi di miombo dello Zambesi centrale (Zambia), l'Australia sud-occidentale, le Guyana dell'Amazzonia. Nello scenario nel quale le emissioni non verranno tagliate, quello più negativo, si stima che il clima diverrà intollerabile per il 90% degli anfibi, l'86% degli uccelli, l'80% dei mammiferi, che l'Amazzonia potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali e che l'89% degli anfibi si estinguerebbero a livello locale nell'Australia Sud-occidentale. Inoltre le piogge diverrebbero più scarse in molte aree, fra cui il Mediterraneo, il Madagascar e Cerrado-Pantanal argentino, con potenziali effetti negativi.

Il commento

"Se il riscaldamento globale viene limitato a 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali" il danno per le specie "potrebbe essere ridotto al 25%" ha dichiarato la prima autrice del paper, Rachel Warren, "limitare il riscaldamento a meno di 1,5 gradi non è stato esplorato come scenario, ma ci si aspetta che avrebbe protetto ancora di più la fauna selvatica". Tanya Steele, ceo del Wwf, ha ricordato come "nell'arco della vita dei nostri figli, luoghi come l'Amazzonia e le Isole Galapagos potrebbero diventare irriconoscibili, con metà delle specie che vivono lì spazzate via dai cambiamenti climatici causati dall'uomo. Questo è il motivo", ha concluso, "per cui chiediamo a tutti di fare una promessa per il pianeta e cambiamenti quotidiani per proteggere il nostro pianeta".

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