Dall'Australia una nuova tecnica per rigenerare le barriere coralline

La Grande Barriera Corallina ha patito due anni consecutivi di massiccio sbiancamento dei coralli, nel 2016 e in questo 2017 (foto: archivio Getty Images)
3' di lettura

Milioni di larve di coralli sono state trapiantate su larga scala in aree danneggiate attraverso una nuova metodologia messa a punto da scienziati australiani. LO SPECIALE SKY UN MARE DA SALVARE

In Australia è stata messa a punto una nuova tecnica che sembrerebbe in grado di rigenerare le barriere coralline. Applicata con successo in uno studio pilota della Southern Cross University, consiste nel trapianto in larga scala di milioni di larve di coralli in aree danneggiate. La nuova tecnica, secondo gli esperti, potrebbe cambiare la gestione dei sistemi corallini che in gran parte del mondo sono in sofferenza, in particolare a causa del riscaldamento globale e dell'inquinamento delle acque. (SKY UN MARE DA SALVARE)

Gli studi sulla riproduzione dei coralli

La ricerca sui metodi di intervento nei processi naturali della Grande Barriera Corallina è stata intensificata dopo due anni consecutivi di massiccio sbiancamento dei coralli, nel 2016 e 2017. Ciò che il gruppo di ricerca guidato dal professor Peter Harrison della Southern Cross University ha analizzato sono stati gli eventi riproduttivi di massa dei coralli, fenomeno che è stato messo in luce da Harrison stesso e colleghi negli anni '80.  

Fecondazione assistita

La nuova tecnica sperimentata dal gruppo di Harrison consiste nella cattura di milioni di uova e sperma dei minuscoli polipi che formano i coralli e che vengono affidati alle correnti in eventi riproduttivi di massa altamente prevedibili. In condizioni normali, una porzione minima di larve riesce a insediarsi nei banchi di coralli e raggiungere l'età necessaria per la riproduzione. Tuttavia, invece di affidare la fecondazione alla casualità prodotta dalla combinazione di correnti, venti e onde, le larve nate dalle uova e dallo sperma sono state catturate e successivamente depositate nelle aree della Grande Barriera Corallina da rigenerare, coperte da una sorta di tendone fatto di tessuto a maglia di circa 100 metri quadrati. La nuova tecnica ha ripetuto i test di successo condotti sui banchi di coralli delle Filippine che erano stati danneggiati dalla pesca con esplosivi. Le rilevazioni fotografiche, effettuate nei giorni successivi, hanno mostrato che i polipi dei coralli erano riusciti a sopravvivere e insediarsi nel nuovo ambiente. Per Harrison, lo studio della riproduzione corallina "è una nuova maniera di guardare al problema ed è probabilmente la sola speranza per il futuro in termini di restaurazione su larga scala".

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