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Una nuova tecnologia per eliminare il petrolio in mare in 3 settimane

Ambiente
L'azienda italiana Bio-on e il Cnr hanno sviluppato una tecnologia in grado di favorire lo sviluppo di batteri "mangia-petrolio" (Getty Images)

In occasione della Giornata mondiale dell’ambiente è stata presentata Minerv biorecovery. Una soluzione biodegradabile basata su micro-polveri in grado di far moltiplicare i batteri “mangia-plastica”. Al punto da consentire loro di attaccare anche il greggio 

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Una nuova tecnologia, basata sulla rivoluzionaria bioplastica biodegradabile al 100%, capace di ripulire i tratti di mare inquinati dal petrolio in modo naturale. È questo l'obiettivo della tecnologia "Minerv biorecovery" sviluppata dall'azienda italiana Bio-on e testata attraverso ricerche svolte in collaborazione con l’Istituto per l’ambiente marino costiero (Iamc) del Cnr di Messina. Uno strumento utile non solo in caso di eventi disastrosi, ma anche nella manutenzione quotidiana dei fondali di porti e siti industriali.

L'azione delle micro-polveri

Questo ausilio si presenta come una significativa scoperta nel campo della cosiddetta "oil-bioremediation", ossia l’attività che punta a contrastare l’impatto negativo sull’ambiente di sversamenti di molecole e prodotti inquinanti, come gli idrocarburi, grazie all’azione metabolica dei microrganismi. In particolare, Minerv biorecovery si fonda sull'utilizzo di micro-polveri, della grandezza di pochi micron e di una forma specifica, realizzate con la bioplastica Phas di Bio-on, naturale e biodegradabile al 100%.

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L'intensificazione di un processo naturale

Le particelle di queste micro-polveri, una volta gettate in un tratto di mare inquinato, danno vita a una struttura porosa che è il contesto ideale per ospitare dei batteri che si nutrono proprio di bioplastica e che si moltiplicano e si rafforzano fino ad attaccare il petrolio. "Questi microrganismi - spiega Simone Cappello, responsabile del progetto Bioremediation presso l’Iamc, a Messina - sono già presenti nell'ambiente marino ma in condizioni metaboliche, fisiologiche e in quantità non sufficienti a permettere una sostanziale riduzione degli idrocarburi sversati. Ed è grazie alla bioplastica Phas che è possibile invece favorire e accelerare il processo". Tutto ciò permette non solo di ottenere risultati in tempi brevi (i processi biodegradativi si attivano infatti in circa 5 giorni e la frazione degradabile degli idrocarburi, come ad esempio il petrolio, viene eliminata in circa 20 giorni), ma di farlo in modo ecologico in quanto, come ha aggiunto Cappello, l’uso di questa bioplastica "è sicuro per l’ambiente e per la fauna marina perché non lascia alcuna traccia".

Una sperimentazione avanzata

Questa tecnologia innovativa è stata presentata il 5 giugno a Bologna, in concomitanza con la Giornata mondiale dell'ambiente, nell'ambito del G7 Ambiente ospitato nella città emiliana. Nelle prossime settimane cominceranno poi ulteriori test nei mari di tutto il mondo, nei porti, nei siti industriali come le raffinerie e nelle cisterne delle più grandi petroliere. "Siamo orgogliosi di dare il nostro contributo per proteggere l’ambiente marino", ha sottolineato Marco Astorri, presidente e ceo di Bio-on: "Concederemo in licenza questa tecnologia a partire dal 2018".

 

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